Serrone e la Sagra del vino Cesanese

Serrone è fatto risalire all’antico nome "serroni", che evoca i dorsi rocciosi e accidentati dell'appennino centrale che caratterizzano i pendii e le falde del Monte Scalambra su cui, a metà costa, sorse il nucleo originario del paese.

Data:
23 Settembre 2020
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In età preromana il territorio fu abitato dagli Ernici che, a difesa della città sacra di Anagni, vi stabilirono un villaggio fortificato in località “Lesca”. Nel periodo imperiale numerose ville rustiche sorsero, come testimoniano i resti risalenti al III secolo d.C, rinvenuti in località “Grotte”.

I primi insediamenti sulle falde del Monte Scalambra, su cui si erge Serrone, furono favoriti dalla presenza di importanti vie di comunicazione, civili e militari, che collegavano la capitale dell'impero con Trevi, Subiaco e Vallepietra. E così, a partire dal VI secolo, sulle pendici del Monte Scalambra sorse il primo nucleo abitato e fortificato. Nel X secolo il territorio era sotto la giurisdizione dei benedettini di Subiaco.

Nel 1378 il Pontefice concesse Serrone, come feudo, alla famiglia Conti di Segni. Nel 1427 inizia la signoria della famiglia Colonna che culminerà, nel 1569, con l'istituzione del principato di Paliano, comprendente anche Serrone. Il lungo periodo di pace fu interrotto nel 1799 dalle vicende napoleoniche.

Successivamente il paese, insieme a Piglio e Paliano, venne incluso nel distretto di Tivoli. L'unificazione del 1870 portò Serrone a far parte del Mandamento di Paliano, circondario di Frosinone, provincia di Roma. Nel 1927 fu definitivamente incluso nella neocostituita provincia di Frosinone.

La Forma

La Forma è la frazione più grande e si estende lungo la via prenestina.

Sviluppatasi dal 1700 lungo una sorgente d'acqua, gode oggi di ferventi attività commerciali e sportive.

A quota 420 mt. s.l.m. è la verde campagna serronese, che da frutti come l'ottimo vino cesanese e l'olio d'oliva.

Le sue uve di cesanese sono sempre più apprezzate, riscuotendo anno dopo anno ambiti quanto meritati riconoscimenti.

A La Forma sono raccolti molti dei servizi offerti dal paese, oltre ad attività culturali quali il nuovo teatro.

San Quirico

San Quirico è una piccola frazione ma le sue mura ciclopiche testimoniano un'origine Ernica precedente alla fondazione di Roma.

La sua chiesa molto caratteristica risale al 1600, dedicata a San Quirico, un Santo molto venerato.

Il suo territorio è estremamente adatto alla coltivazione del miglior vino cesanese della zona, offrendo da aziende a conduzione familiare un prodotto di riconosciuta qualità. 

L'Eremo di San Michele Arcangelo

Il chiostro benedettino di San Michele Arcangelo risale al 600. Si narra sia stato fondato da S. Benedetto in persona, durante un soggiorno contemplativo sotto il costone roccioso che lo sovrasta, in compagnia di tre corvi che gli avevano indicato il cammino. L’eremo fu restaurato nel 1758 e ancora oggi è visibile nella roccia l’impronta che - secondo la leggenda - apparterrebbe al santo. Successivamente fu dedicato a San Michele Arcangelo, santo patrono di Serrone.

L'eremo è poggiato quasi a scivolare su un costone roccioso, a quota 1100 mt..

E' un'ottima area di sosta per chi, seguendo i sentieri, vuole scalare a piedi lo Scalambra. Dal paese infatti, in due ore, si può arrivare in cima senza perdersi.

Si può visitare l'eremo dall'interno, a richiesta, restando sorpresi dalla bellezza di questo luogo che sembra quasi scavato nella roccia.

La chiesa di San Pietro Apostolo 

Non si conosce l'epoca in cui fu edificata la Chiesa di San Pietro Apostolo questo a causa della mancanza di documenti storici andati perduti dopo una serie di incendi. Solo grazie alla Visita Pastorale del 1754 si è venuti a conoscenza che già nel 1192 la chiesa era esistente e soggetta al vescovo di Palestrina.
La chiesa ha subito un profondo restauro e più volte ricostruita venne infatti ampliata e restaurata proprio dai suoi abitanti nel 1600.

L'interno si sviluppa con due piccole navate ed una centrale più grande, un presbiterio rialzato, il coro e una cappella laterale edificata successivamente dal vescovo mons. Aronne e dedicata al Sacro Cuore di Gesù.

Grazioso è il pulpito in legno finemente scolpito con piccole colonne scanalate, capitelli ionici rimaneggiati e cornicione spezzato aggettante che rivela caratteristiche neoclassiche; mentre la base e le mense che sostengono le colonne sono di stile barocco. Nella facciata del pulpito sono presenti tre nicchie contenenti piccole statue in legno di tre evangelisti, le nicchie laterali sono vuote a causa del trafugamento delle statue.

L'organo del '700 rimane un pezzo d'arte unico di pregevole fattura. Il pavimento della chiesa ebbe un restauro nel 1926 insieme alla bussola della porta principale. Probabilmente al di sotto del pavimento è presente un cimitero, di ignota datazione, a testimonianza dell'antichissima usanza di seppellire i morti dentro l'abitato. La navata centrale della chiesa ospita una grande tela dipinta che riveste tutto il soffitto, mentre sulle navate laterali sono stati rinvenuti alcuni affreschi attribuiti alla scuola d'arte di Raffaello e appena restaurati. Gli affreschi furono ricoperti di calce per disinfettare le pareti della chiesa durante un'epidemia di peste, permettendo così la loro conservazione fino ai nostri giorni.

Le pitture murali presenti nella chiesa hanno una grande valenza artistica. Infatti, dopo una attenta e lunga ricerca, è stato possibile individuare il periodo storico di queste pitture murali associandole proprio alla scuola d'arte umbra attiva a Roma nel '500. Osservando attentamente gli affreschi, si può notare una forte somiglianza con Pinturicchio o comunque con i pittori presenti a Roma in quel periodo. Bisogna anche aggiungere che la scuola d'arte umbra, con i suoi maggiori esponenti, era prediletta dai Colonna a cui apparteneva proprio Serrone. Altre ipotesi sulla paternità degli affreschi portano direttamente alla scuola d'arte di Raffaello, Giulio Romano, Francesco Penni e Sebastiano del Piombo vale a dire tutti pittori che lavoravano alla Farnesina per conto di Leone X Medici, Papa che ospitò ripetutamente la famiglia Colonna nei suoi sontuosi palazzi.

Percorrendo la navata sinistra della chiesa si entra nella cappella affreschi più recenti, monocromi e con una risoluzione dei corpi piatta e poco armoniosa.

L'immagine della parete destra della chiesa, anche se estremamente rovinata, rappresenta Erode con la testa di Giovanni Battista in mano e Salomè con il piatto protratto in avanti che volta il capo dall'altra parte per non vedere. Nella stessa parete un'altra delle pitture murali raffigura un Mandato: in primo piano un Papa che poggia una papalina sulla testa di un cavaliere, o Ministro della Chiesa, per affidargli un importante incarico. Sulla parete opposta, meglio conservata, si scorge la figura probabilmente di Luigi Gonzaga intento nel dare il sacramento della Comunione ad un Santo cavaliere con l'aureola dorata. La scena si svolge all'interno di una chiesa che somiglia molto alla chiesa di San Pietro a Serrone, c'è infatti un altare con sopra dei candelabri dorati e un crocifisso al centro.
Nell'ultimo degli affreschi, sempre sulla sinistra, è dipinta l'apparizione dell'angelo a San Pietro: scene della vita del Santo sono ricorrenti nelle pitture di questa chiesa come nella parete destra dell'abside dove è rappresentata la Consegna delle chiavi a San Pietro.

Di enorme importanza è la pala dell'altare maggiore dove risalta l'immagine di San Michele Arcangelo, patrono di Serrone.  La tela, di pregevole fattura e di autore ignoto, risale alla metà del '600 ed è una copia ben riprodotta del San Michele Arcangelo di Guido Reni (1635). E' sufficiente paragonare le due tele per notare che i dipinti sono uguali nelle vesti, nelle proporzioni, nella gestualità; mentre solo il volto diverso, ma per scelta dell'artista che vuole caratterizzare e rendere autonoma la sua opera rispetto a quella di Guido Reni. Dopo un consulto con il critico d'arte americano "D.S. Pepper" si è giunti all'ipotesi che il quadro sia della scuola romana del Maratta e che risalga agli anni che vanno dal 1660 al 1680. Le ricerche condotte nel campo dell'arte tendono ad attribuire la paternità di questo dipinto a Pierre Dulauvier (o Laurier) detto anche Pietro Lauri di Guido, che faceva parte della bottega di Guido Reni. Al di sopra di questa pala c'è un'altra tela raffigurante San Pietro Apostolo, anch'essa di buona fattura. La cornice in stucco che contorna queste due tele è secentesca.

Il chiostro benedettino di "San Michele Arcangelo"

Il chiostro benedettino di "San Michele Arcangelo" risale al 600. Si narra sia stato fondato da S. Benedetto in persona durante un soggiorno contemplativo sotto il costone roccioso che lo sovrasta in compagnia di tre corvi che gli avevano indicato il cammino.

L’eremo fu restaurato nel 1758. Ancora oggi è visibile nella roccia l’impronta, che secondo la leggenda, apparterrebbe al santo.

Successivamente fu dedicata al santo patrono di S. Michele Arcangelo.

I resti del Palazzo dei Colonna   

Il palazzo dei Colonna, a pianta quadrata regolare, probabilmente è risalente agli inizi del '600. Essendo ubicato sulla sommità della collina, offre uno stupendo panoram

La chiesa di San Quirico

La chiesa di San Quirico, al quale sono attribuite molte grazie, risale al 1600 d. c. e venne eretta per i "frati zoccolanti" o francescani. Nel marzo del 1650, nella chiesa accadde di certo un grave fatto circondato da un alone di mistero poiché nessun documento chiarisce cosa avvenne. E’ noto solo che la chiesa fu interdetta e sconsacrata e solo successivamente fu benedetta.

La chiesa è semplice, ma caratteristica, ed è uno dei luoghi da visitare insieme alla piccola frazione stessa, immersa nella campagna.

La chiesa del Sacro Cuore

La chiesa del Sacro Cuore è del 1788 e venne costruita per la piccola comunità venutasi a formare lungo la sorgente d’acqua de “La Forma” dove, nel 1859, fu istituita la "Confraternita dell’Addolorata".

Il Museo dei costumi di teatro 

Il museo si trova nella parte alta della cittadina. In esso sono conservati i costumi teatrali realizzati da Beatrice Minori nel corso della sua attività di sarta della RAI TV e sarta personale di Eduardo de Filippo, oltre che collaboratrice di importanti registi italiani.

Beatrice Minori è infatti nata a Serrone nel 1923 e ha voluto donare al suo paese i costumi teatrali di scena, tutti originali e indossati da illustri personaggi dello spettacolo come Eduardo, Gassman, Beppe Barra per interpretare personaggi famosi come Masaniello, Filumena Marturano, Notre Dame de Paris. 

I costumi sono disposti su appositi manichini disposti nelle diverse sale del museo e come ospiti attendono e sembrano salutare i visitatori che vi entrano. Nello stesso tempo si può dunque entrare nella storia e nella storia del teatro e restarvi affascinati.  La mostra colpisce favorevolmente anche per la cura e la maestria con cui sono disposti i costumi, opportunamente commentati, e la qualità dei tessuti. Sembra che si possa toccare con mano la storia del teatro italiano e gli attori che lo rappresentarono. Da Machiavelli a Pirandello, passando per Goldoni e Shakespeare, nella mostra prendono corpo le forme immaginate fra le righe da questi grandi letterati alle prese con le loro opere più famose.

Il vino cesanese a Serrone 

Serrone è uno dei territori dove si coltivano quei vitigni da cui ha origine il famoso vino Cesanese. Il terreno, protetto dal Monte Scalambra, accoglie vigneti di alta qualità curati da famiglie attente e ricche di lunga esperienza. Visitare questi luoghi, visitare le cantine, parlare con i vecchi e i nuovi viticoltori è un piacere immenso; bere un bicchiere di vino possente è il giusto suggello di un viaggio dove cultura, cucina e ambiente si fondono meravigliosamente.   

ABD - Area di Business Distintivo  

Il Comune di Serrone fa parte dell'Associazione SER.A.F. 

All'interno del territorio che l'Associazione racchiude, sono stati individuati dei sub-territori distintivi per le loro caratteristiche morfologiche, storiche, sociali, economiche, culturali. Essi sono stati chiamati A.B.D. (aree di business distintivo) perché, a partire da tali tratti distintivi, è possibile individuare specifiche strategie di sviluppo locale.

Agli anziani, con le mani forti e callose di un lavoro pesante per la coltivazione della terra, si vanno affiancando figlioli che hanno dato un contributo di marketing alle produzioni e hanno portato il vino in molte parti d'Italia, d'Europa e del mondo. 

L'area territoriale del Cesanese è identificata dal disciplinare del vino Cesanese del Piglio che un DOCG prodotto nella zona a nord della provincia di Frosinone, sulle pendici del monte Scalambra. Ve ne fanno parte i comuni di Piglio, Serrone, Acuto, Paliano e Anagni. Gli amministratori dei comuni di questo territorio nel 2007 avviarono un programma di formazione intervento che coinvolse gli Enti locali, le associazioni imprenditoriali, le imprese produttrici, le scuole e le associazioni del luogo. Il programma generò la convinzione dell'opportunità di costituire un ABD (Area di Bussiness Distintivo) all'interno dell'Associazione SER.A.F.  di cui la maggior parte dei comuni citati facevano parte proprio perchè le strategie di valorizzazione, promozione e sviluppo del territorio risultavano evidentemente peculiari. Infatti i partecipanti al programma definirono e formalizzarono le strategie da perseguire e sottoscrissero un protocollo d'intesa con le organizzazioni del territorio e con l'associazione degli albergatori di Fiuggi per consolidare le necessarie alleanze per ottenere risultati condivisi. Da questa iniziativa ha preso maggiore forza anche l'iniziativa di costituzione della Strada del vino Cesanese che ha sviluppato poi molte dei programmi attuativi indicati nel documento strategico. 

Testo: Comune di Serrone

Foto di Ferdinando Potenti, Emilia Trovini, Enzo Sorci, Gerardo Forti, Roberto Ponzi, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone. 

La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di proprietà esclusiva degli autori.  

Ultimo aggiornamento

Giovedi 19 Novembre 2020