La Certosa di Trisulti e l'Antica Farmacia

La Certosa di Trisulti è uno dei Monasteri più belli dell’Italia centrale. E' collocata tra boschi di querce nella cosiddetta Selva d'Ecio, alle falde del monte Rotonaria (Monti Ernici) a 825 m. di altitudine. È monumento nazionale dal 1873.

Data:
23 Settembre 2020
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La Certosa di Trisulti è uno dei Monasteri più belli dell’Italia centrale, posta a circa 800 m s.l.m. È collocata tra boschi di querce nella cosiddetta Selva d'Ecio, alle falde del monte Rotonaria (Monti Ernici), a 825 m di altitudine e a 6 km a nord-est del centro abitato. 

È monumento nazionale dal 1873. Dal dicembre 2014 la sua gestione è curata dal Polo Museale del Lazio.

Ristrutturata nel XVII secolo, stupisce il visitatore per la bellezza della sua chiesa dedicata a S. Bartolomeo e la farmacia, o meglio spezieria, dando la sensazione di essere tornati in dietro nel tempo e poter incontrar, da un momento all’altro, uno dei monaci dall’abito bianco. 

Per entrare nella certosa, racchiusa da mura, bisogna varcare il grande portale sormontato da un busto di San Bartolomeo, opera di Jacopo Lo Duca, allievo di Michelangelo Buonarroti. Sopra di esso si apre una caditoia che rievoca lotte di altri tempi.

Una prima abbazia benedettina fu fondata nel 996 da san Domenico di Sora: di essa restano alcuni ruderi a poca distanza dall'odierno complesso. L'abbazia attuale fu costruita nel 1204 nei pressi della precedente, ma in un sito più accessibile, per volere di papa Innocenzo III dei conti di Segni e fu assegnata ai Certosini. La chiesa abbaziale di San Bartolomeo fu consacrata nel 1211.

Nel piazzale principale si trovano l'antica foresteria romanico-gotica detta "Palazzo di Innocenzo III", che si caratterizza per il portico e la terrazza e che ospita un'antica biblioteca (36.000 volumi), e la chiesa di San Bartolomeo. 

Chiesa di San Bartolomeo

La chiesa è dedicata alla Vergine Assunta, a san Bartolomeo e al fondatore dei certosini san Bruno ed è stata più volte rimaneggiata, cosicché all'originaria struttura gotica si è sovrapposto un impianto decorativo barocco; la facciata è del 1798 ed è stata realizzata dall'architetto Paolo Posi.

Conformemente alla tradizione architettonica certosina, la chiesa  è divisa in tre parti: Coro dei Fratelli Conversi, Coro dei Padri e Presbiterio. I due cori, divisi tra loro da un muro divisorio, comunicano tramite una splendida porta lignea, opera dell'intagliatore altoatesino Giuseppe Kofler. Il quadro a sinistra di questa porta raffigura San Giovanni Battista, il quadro a destra San Michele Arcangelo. Si tratta purtroppo di copie in quanto gli originali sono stati rubati da mani sacrileghe. 

Sotto gli altari si trovano i corpi di due santi martiri riccamente vestiti: San Benedetto e San Bonifacio. Il dettaglio del pavimento del Coro dei Padri riproduce la stessa forma del pavimento della basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma  (F. Girolami)

Notevoli i due cori lignei: uno, del 1564, è opera del certosino Mastro Iacobo e l'altro del certosino frate Stefano.

Nella chiesa sono conservate pregevoli opere pittoriche di Filippo Balbi, tra cui un dipinto sulla Strage degli innocenti.

Sull'altare maggiore il Tabernacolo settecentesco di Mattia Venturesi e la Pala di Vincenzo Manenti raffigurante la Madonna in trono con Bambino e i Santi Bartolomeo e Bruno. Nella pareti della navata, le quattro grandi tele ottocentesche di Filippo Balbi con storie certosine e dell’antico testamento e, dello stesso autore, la serie di ovali con santi e beati dell’ordine. La collezione riproduce anche le tele di XVII e XVIII secolo conservate sugli altari delle cappelle laterali e la decorazione della sala capitolare realizzata da Giacomo Manco.

Gli affreschi della volta, raffiguranti una Gloria del Paradiso, sono stati realizzati da Giuseppe Caci nel 1683;  di Vincenzo Manenti è la pala d'altare che raffigura una Madonna in trono con il Bambino e i santi Bartolomeo e Bruno, quest'ultimo fondatore dell'ordine certosino.

L'antica farmacia

E' decorata con realistici trompe-l'œil di ispirazione pompeiana e presenta arredi settecenteschi di Giuseppe Kofler e scaffalature in legno con i vasi in vetro cui venivano conservate le erbe medicamentose e i veleni estratti dai serpenti, le antiche ricette di magici infusi che i monaci realizzano con erbe medicinali ed aromatiche coltivate nei loro giardini. 

L'antica farmacia, è costituita da vari ambienti su due livelli. Segue lo stile pompeiano in voga sul finire del Settecento anche la decorazione della volta a crociera della sala principale, ideata dal Filippo Balbi e affrescata da Giacomo Manco.

Il salotto d'attesa è detto Salottino del Balbi: anch'esso è stato decorato — in maniera molto originale — dal pittore napoletano; il dipinto che ritrae frate Benedetto Ricciardi, all'epoca direttore della farmacia, si distingue per l'elevato realismo e la complessa costruzione prospettica. La testuale descrizione del pittore dell’ambiente da lui dipinto: ”A destra di chi entra trovasi un salottino, un vero gioiello di arte. Ivi, quando vedi, è opera mia:intagli della suppellettile, ornati, disegni, dipinti, tutto. Ti raccomando poi di non levarti il cappello, com’è avvenuto a tanti altri, innanzi a quel dipinto in fondo al salottino, e che ti viene incontro sorridendo come persona viva. Egli si chiamava Fra Benedetto Ricciardi”.

Sul pavimento musivo una enorme clessidra alata inscritta in un cerchio, attorno alla quale sono disposti i nomi delle virtù umane (ma non solo teologiche): costanza, saggezza, moderazione, verità, sincerità, obbedienza, pazienza, compassione, perseveranza, fedeltà, perfezione, rettitudine. Al centro, la scritta "Memini, volat irreparabile tempus" ("Ricorda, il tempo vola irreparabilmente"). Esternamente, sfere e cuori concentrici, in bianco e rosso.

Nella farmacia si possono vedere i vasi in cui erano conservate le erbe medicamentose e i veleni estratti dai serpenti.  Interessante il giardino antistante la farmacia in cui le siepi di bosso ripropongono forme animali: un tempo era l'orto botanico.

Indirizzo: Via Trisulti, 8 Collepardo (Fr) Telefono: 0775 47025

Testo: Wikipedia - Escursioni in Ciociaria

Foto di Alberto Bevere, Franco Carnevale, Maurizio Ciliegi, Carlo Pascucci,  Tonino Bernardelli, Pasquale Paolino, Pietro Scerrato, Tiberio Frascari, Massimo Palozza, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone. 
La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di esclusiva proprietà dell'autore.  

Ultimo aggiornamento

Venerdi 14 Maggio 2021