Guarcino e la sorgente di acqua Filette

Guarcino è un grazioso borgo dalle caratteristiche tipicamente medievali che sorge ai piedi dei boscosi Monti Ernici, poco oltre i 625 m.s.l.m., in un’invidiabile posizione panoramica. Il suo territorio è ricco di acque. Nella cornice verde e incontaminata delle sue montagne, a 900 metri sul lvello del mare, sgorga l'acqua Filette, una tra le più pure acque oligominerali al mondo.

Data:
23 Settembre 2020
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Guarcino sorge a 625 metri di altezza sul livello del mare, su un costone dei monti Ernici. Nel suo territorio comunale si trovano le due sorgenti, Capo Cosa a 1.185 m., e Caporelle, a 934 m, da cui si origina il fiume Cosa, un piccolo affluente del fiume Sacco.

Sorta intorno all'VIII secolo a.C., era l'antica Varcenum degli Ernici, strategicamente importante, anche in epoca romana, per il passaggio tra la valle dell'Aniene e la Valle del Cosa/Sacco ed è sempre stata conosciuta come località ricca di acque

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, per evitare le incursioni dei Longobardi prima e dei Saraceni poi,  si fortificò ed eresse attorno al nucleo abitato numerose Torri di avvistamento e segnalazione, visibili ancora oggi

Nel medioevo fu sotto lo stato pontificio come Libero Comune. Ebbe notevole importanza durante il pontificato dei Pontefici Anagnini, Gregorio IX e Bonifacio VIII. Di quest'ultimo a Guarcino, in uno dei più antichi ed imponenti palazzi del paese, utilizzato come residenza di famiglia, ebbe i natali la madre, la nobildonna Emilia Conti.

La disfida del Malpensa

Un duello importante, legato alla lunga lotta tra Papato ed Impero per le Investiture, avvenne sotto le mura di Guarcino nel 1186, tra un milite dell'esercito di Enrico VI (figlio di Federico Barbarossa) che aveva posto Guarcino in stato di assedio ed un cavaliere guarcinese di nome Malpensa. Non si conosce con certezza chi, tra i due schieramenti in campo, arrivò a proporre l’idea di affidare le sorti della battaglia alla singolar tenzone, ma si sa con certezza che a proporre la via di uscita del patteggiamento fu Enrico VI.

Sulla pianura che si inchina alle alte vette dei Monti Ernici, nella cornice degli immobili schieramenti, in campo aperto, ecco muovere al centro della scena i campioni abili per la disfida.

Lo sconosciuto guerriero teutonico (il cui nome non risulta su alcun documento tramandato, che sia orale o scritto), avanzando, calzò la stretta correggia del suo scudo triangolare per mostrare allo sfidante il simbolo dei tre leoni rossi in campo dorato degli Hohenstaufen, la famiglia di Enrico VI.

Mentre dall’altro versante avanzava Malpensa Guttifredi con il riflesso del sole che accendeva il leone lampassato a scacchi nero e oro in campo rosso, simbolo della famiglia dei Guttifredi.

La mole enorme, quanto la loro potente aura, sembrava amplificare le vergate delle spade sugli scudi e gli incroci delle lame nella rabbiosa tenzone; le due figure, in rappresentanza di interi eserciti, come il rombo della cavalleria al galoppo, non si risparmiavano nei colpi accompagnando ogni violento attacco con il tono vibrante della voce.

Indebolito e provato dalla stanchezza, il campione di Enrico VI, non trovò lo scatto per tornare a fronteggiare il Malpensa che, spalle al sole, con l’ombra gigantesca del suo corpo a coprire e oscurare l’intero schieramento imperiale, trovò lo spazio tra gli interstizi delle placche dell’armatura e puntò la sua lama attraverso stoffa, cotta di maglia, pelle e carne fino a farla riaffiorare, rossa di vittoria, dall’altra parte.

La lega portò in trionfo il Malpensa mentre, sullo sfondo, si vedeva scomparire l’ultimo uomo della retroguardia di Enrico VI che rinunciò ai suoi propositi di conquista e ripercorse la strada dalla quale era venuto, senza il suo regno ma con la vita salva.

L’epica tenzone non poteva di certo non essere celebrata e, in occasione dell’ottavo centenario dalla disfida (nel 1986) fu lavorata una statua in bronzo, a grandezza naturale, che rappresenta un momento della disfida.

La statua, lavorata dal famoso architetto, scultore e scenografo, Angelo Canevari, fa bella mostra di sé nella piazza antistante il municipio di Guarcino.

Sempre nella piazza si trova la statua di Bonetto Floridi, nobile guarcinese del XII-XIII secolo, che prese parte all'ottava crociatacome console e fu capitano delle milizie guarcinesi nella guerra tra Fiuggi e Guarcino.

Nel 1240 Guarcino subì un attacco da Alatri, nel pieno della sua politica espansionista ai danni delle città confinanti. 

Tra il 1870 e il 1923, il circondario di Frosinone fu diviso in 12 mandamenti: Alatri, Anagni, Ceccano, Ceprano, Ferentino, Frosinone, Guarcino, Monte San Giovanni Campano, Paliano, Sonnino, Vallecorsa, Veroli.

Guarcino si trovava dunque come comune principale del mandamento che comprendeva oltre ad esso Anticoli di Campagna (l'attuale Fiuggi), Vico nel Lazio, Trevi nel Lazio, Trivigliano, Torre e Filettino

L'isolamento e la bellezza selvaggia dei luoghi attrasse molti eremiti; tra questi San Benedetto che, nel suo viaggio da Subiaco a Montecassino, passò per Guarcino. Un altro eremita, Sant'Agnello, venne a Guarcino e si ritirò per ben sette anni in una grotta sui monti della cittadina, diventandone successivamente il Patrono. L'eremo, visitabile, è meta di passeggiate e ritiri spirituali, con una tradizionale processione ricorrente il 14 dicembre e l'ultima domenica di agosto.

Il paese conserva nel centro storico elementi architettonici e decorativi di notevole rilevanza artistica, tipicamente medievali, come portali, bifore, trifore e mura in pietra viva.
 

La Collegiata di San Nicola (1760), è stata recentemente restaurata. Rivestita da decorazioni tardo-barocche, contiene al suo interno numerose opere pittoriche tra le quali quella del Ranucci, della scuola del Cavalier d'Arpino, e del Balbi, oltre ad altre tele del ‘700.

All'interno della chiesa si conservano molti affreschi del 1500-1600, altri di notevole interesse (1200) sono conservati nella criptasottostante. Di grande interesse artistico sono il soffitto in legno della sacrestia, il pulpito ed il coro dei canonici con la sedia episcopale. Al suo interno è conservata la magnifica statua del patrono Sant'Agnello.
 

La chiesa di San Michele Arcangelo (risalente al periodo altomedievale e rifatta nel 1790), fu originariamente costruita sui resti di un Tempio dedicato al Dio Marte. Ha struttura ad unica navata e venne adattata nel 1587 per ospitarvi le monache benedettine. 

Nonostante sia stata rimaneggiata nel corso dei secoli XVI e XVII conserva una torre campanaria a vela del XII-XIII secolo, unica nel suo genere in tutto il Lazio, ancora funzionante.

Immerso nel verde si trova il Parco della Rimembranza contenente al suo interno il Monumento in ricordo dei Caduti di tutte le Guerre.

Campocatino

La cittadina possiede un territorio di grande importanza naturalistica; alle sue spalle si innalza il massiccio di Campocatino, un altopiano a circa 1800 m di quota circondato da vette dei Monti Ernici che raggiungono e superano i 2000 metri di altitudine con possibilità di escursionismo e da cui si gode il panorama del basso Lazio fino al mar Tirreno, comprese le Isole Pontine.

Il luogo, raggiungibile con un lunga salita, è sede di una stazione sciistica con 1 seggiovia e 4 skilift risultando molto frequentato in inverno ed estate dagli abitanti del frusinate, oltre ad essere un luogo tra i più nevosi dell'Appennino esposto direttamente alle correnti umide occidentali

 

Testo: Wikipedia 

Foto di Enzo Sorci, Emilia Trovini, Franco Olivetti, Ferdinando Potenti, Maurizio Ciliegi, Franco Carnevale, Gerardo Forti, Anagni bike, Re Leone, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.   

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Ultimo aggiornamento

Mercoledi 14 Aprile 2021