Atina, la città di Saturno

La leggenda attribuisce ad Atina origini antichissime: sarebbe stata FONDATA da SATURNO nella mitica ETA' dell'ORO, insieme ad altre 5 città del Lazio che cominciano con la lettera A.

Data:
23 Settembre 2020
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Le fonti storiche e letterarie attestano con ragionevole certezza la sua esistenza in età preromana: è noto che in un passo dell'Eneide, Virgilio la inserì tra le città che prepararono le armi in soccorso di Turno contro Enea.

Storia antica

Con tutta probabilità fu una città volsca, posta lungo la strada che congiungeva Sora con Casinum. Nel IV secolo a.C., quando al limitare della Valle del Liri la crescente potenza dei Sanniti viene in contatto con la presenza romana, la troviamo tra le città della Lega Sannitica, quasi certamente appartenente alla grande tribù dei Pentri, come Alife, Cassino e Venafro. 

Atina aveva un ruolo importante non solo per le vie di comunicazione tra Sannio, Campania e basso Lazio, ma anche per la vicinanza alle miniere di ferro del monte Meta.  Conquistata dai Romani nel corso delle guerre sannitiche e inserita nella tribù Teretina, divenne prefettura e poi municipio. Fornì alla repubblica e all'impero validi amministratori e militari, soprattutto dopo la conclusione della guerra sociale nel 90 a.C. e la definitiva acquisizione della cittadinanza romana: Cicerone la definisce:

"Atina madre di molti uomini illustri, tanto che nessuna città d'Italia può dirsi più ricca".

Nell'organizzazione territoriale di Augusto fu inclusa nella I Regio, Lazio e Campania.

Medioevo

Distrutta dai Longobardi, fu ricostruita nel 626 ed entrò a far parte del Ducato di Benevento, poi della contea di Capua e infine del regno unificato dai Normanni, il Regno di Sicilia e poi del Regno di Napoli e delle Due Sicilie. Fece parte da allora e fino al 1860 della provincia di Terra di Lavoro.

Alla fine del secolo XII fa parte dei domini di Montecassino; in seguito rientra nei possessi dei conti d'Aquino. Nel 1349 fu distrutta da un rovinoso terremoto e ricostruita qualche decennio dopo. Come buona parte della Valle di Comino fu inserita nella contea e poi ducato di Alvito, sotto i Cantelmo, i Folch de Cardona e i Gallio, sia pure con una sua peculiare fisionomia cittadina.

Età moderna e contemporanea  

All'iniziativa dei Visocchi è dovuta l'introduzione della cartiera nel 1845 e, sul finire del secolo, della connessa centrale idroelettrica di Castellone, nel territorio di Picinisco, che sfruttava la caduta delle acque del Melfa attraverso una condotta forzata. Lo sfruttamento delle miniere di ferro (prevalentemente limonite) del Meta, a cui la storia di Atina e della Valle di Comino è legata fin dalla più remota antichità, continuò con alterne vicende anche nell'epoca moderna, ed ebbe una ripresa a partire dal 1774, con la costruzione di una ferriera nella Valle di Canneto, chiusa nel 1799 durante l'occupazione francese. Nel 1852 il governo borbonico pensò ad uno sfruttamento deciso delle risorse minerarie della zona, con la costruzione della Magona o Ferriera in località Rosanisco. Questo progetto, che era in fase di completamento, si fermò dopo l'occupazione piemontese del 1860.

La concattedrale di Atina, denominata anche Parrocchiale dell'Assunta, o Cattedrale di Santa Maria Assunta, nell'attuale veste architettonica fu iniziata nel 1725 e terminata nel 1746. Sorge sul luogo della primitiva cattedrale paleocristiana edificata, secondo la tradizione, sui resti del tempio di Saturno dal vescovo Leone. Sulla facciata ha due bassi campanili.  Nell'interno, a tre navate, sono visibili un battistero barocco in legno, tele del pittore Aloisio Volpi e gli affreschi dell'atinate Teodoro Mancini (1796-1868). 

Di fronte c'è la piazza Marconi, delimitata dal porticato del Palazzo della prepositura (o del vescovato).

Il Palazzo Ducale 

Palazzo Cantelmo, detto anche palazzo ducale, fu costruito dopo il terremoto del 1349, nello stesso luogo dove era posta la rocca dei d'Aquino. Attualmente è sede del comune. Ha avuto nel corso del tempo diversi restauri.   

Il palazzo, oggi monumento nazionale e sede municipale, custodisce al suo interno alcuni ambienti rimasti quasi intatti, come ad esempio la cappella dedicata a Sant’Onofrio. Quest’ultima, di forma rettangolare absidata, conserva decorazioni pittoriche parietali del XIV secolo raffiguranti la Madonna col Bambino e san Giovanni Battista, Cristo in gloria e i santi Onofrio, Giovanni evangelista e Michele Arcangelo.

Il palazzo, dopo aver conosciuto i fasti della potenza medievale, era decaduto sotto il principe di Maddaloni Diomede Carafa che lo aveva spogliato delle sue opere più belle. Così deturpato servì da abitazione per maestri da campo, luogotenenti e capitani della casa ducale.

La facciata è  ben degna di un palazzo residenziale ducale, con un grande portone a sesto acuto. Al di sopra del portone vi è un bassorilievo dalla delicata fattura classica, certamente proveniente da un monumento del primo periodo romano imperiale, come a testimoniare la vetustà della città. Detto bassorilievo rappresenta, probabilmente, un’offerta votiva.  Davanti al portone d’ingresso al palazzo, sulla destra, vi è un’imponente statua funeraria togata, in calcare locale, con testa non pertinente, databile al II sec. a.C., su una base onoraria che ricorda l’imperatore Settimio Severo. Il prospetto è ingentilito da tre bellissime bifore al piano nobile, degne della migliore tradizione gotica, e da rosoni strombati, non allineati con gli elementi sottostanti.

L’ambiente di rappresentanza è costituito da un salone di grandi dimensioni, abbellito da bifore, da rosoni e da feritoie che diffondono all’interno una luce soffusa. Nella parete corrispondente alla facciata del salone, fa bella mostra di sé un grande mosaico romano.  È in tessere bianche e nere, databile intorno al II sec. d. C. Raffigura, oltre a motivi geometrici, un guerriero sannita in quattro posizioni di assalto. Il meraviglioso mosaico ci porta a ricordare che Atina in tempi antichi ha avuto una cultura fortemente Sannita, come mostra la foggia del copricapo del costume del guerriero, e  tale cultura si è conservata ed è stata tramandata anche all'epoca in cui Roma aveva conquistato tutto il mondo.

Come scriveva Cicerone, viene a confermare che "La  Prefettura di Atina  è  piena di uomini fortissimi così  ché  nessun'altra  può essere  ritenuta più ricca in tutta l'Italia". Il mosaico è stato asportato da una domus scoperta e, solo parzialmente scavata nel 1946, lungo la via Vigilassi.  In seguito il palazzo fu adibito a carcere mandamentale, mentre il salone fu restaurato, agli inizi del 1900, dal “primo magistrato cittadino” Giuseppe Visocchi e trasformato in teatro e sala conferenze. Ancora oggi esso è sede di mostre, conferenze e manifestazioni varie.

Al centro dell’edificio è posto il cortile interno, oggetto dell’ultimo restauro del 2009, caratterizzato dalla presenza della pavimentazione antica e della scala modificata nel dopo guerra»

Avanzi di mura poligonali costruite in tempi diversi con varie tipologie (3 maniere)- si riscontrano nel centro e nelle zone adiacenti. Al di là degli aspetti leggendari, relativi sia alla datazione che all'estensione, sono comunque databili con buona approssimazione tra il VII e il II secolo a.C. Della grande Porta aurea oggi resta solo la denominazione.

In piazza Garibaldi è visibile il cippo funerario del monumento funebre di Lucio Elio Aurelio Commodo. Diverse iscrizioni romane si trovano incorporate nei palazzi del centro storico, mentre nella zona cimiteriale di San Marco ci sono gli avanzi di una domus romana. Sul sito del tempio di Giove sembra certo che sia stata costruita la chiesa di San Pietro, analogamente alla cattedrale edificata sul sito del tempio di Saturno. Le tombe romane visibili, che in una mappa del 1910 risultavano 22, sono 3.

La biblioteca comunale

Centro culturale della città è la Biblioteca Comunale che fu istituita nel 1978, con atto del Consiglio Comunale e relativa adozione del regolamento. Lo scopo della istituzione, che ebbe sede nel palazzo ducale dei Cantelmo, era quello di promuovere la cultura, sviluppare l’accesso alla informazione e alla pubblica lettura nel comune di Atina.

Agli inizi degli anni ottanta la Regione Lazio finanziò un laboratorio fotografico che avrà un ruolo importante nelle raccolte della biblioteca: oggi la sezione fotografica della Biblioteca può vantare un patrimonio di oltre 20.000 foto in via di catalogazione informatica; è la prima biblioteca di Ente Locale del Lazio e la seconda in Italia che inserisce on-line la propria raccolta fotografica. Alla fine degli anni ‘90 la Biblioteca fu spostata nell’attuale sede che era stata costruita nel 1928 come edificio adibito ad ospitare la scuola elementare e donato alla comunità da Giuseppe Visocchi, illustre cittadino atinate.

Agli inizi del 2000 la Biblioteca è entrata a far parte del Sistema Bibliotecario Valle dei Santi e grazie a finanziamenti regionali si è potuto procedere a rinnovarla nelle strutture e dotarla di nuovi strumenti; è stata infatti costituita una Mediateca con 3 postazioni multimediali, una sezione di Fondo Locale e una sezione Ragazzi. Attualmente sono catalogati informaticamente oltre 17.000 volumi e 4.000 foto che è possibile interrogare via internet.

Il Museo Archeologico di Atina e della Val di Comino Giuseppe Visocchi

Il “Museo Archeologico di Atina e della Val di Comino Giuseppe Visocchi” fu istituito nel 1978 e nel biennio 1999-2000 fu allestito al piano superiore dell’ex edificio scolastico “Giuseppe Visocchi, opportunamente restaurato ed adeguato alla nuova destinazione espositiva.
Il museo, suddiviso in cinque sale espositive dedicate alla mostra permanente, accoglie materiale riferibile ad un arco cronologico che va dal VI al III secolo a.C. rinvenuto nel corso di scavi condotti dagli anni ’80 nella città e nel territorio circostante dalla Soprintendenza Archeologica per il Lazio. Ospita anche una discreta quantità di oggetti provenienti da scavi non ufficiali acquisiti attraverso donazioni private: interessanti un disco corazza e una figurina zoomorfa a forma di cavallino donati, tra gli altri reperti, dal Prof. G. Iaconelli.

Particolari sono le riproduzioni fedeli di una “tomba a fossa” e di una” tomba a cappuccina” con relativo corredo funerario. Del materiale romano, che proviene interamente dalla città, fa parte la ricca collezione epigrafica risalente al I, II, III secolo d. C.

Nella sala centrale è predisposta una sala con la presenza di un ricco supporto didattico per mezzo del quale gli alunni delle scuole possono prendere contatto con le tematiche archeologiche in modo piacevole ed istruttivo.

Il Museo offre un ampio panorama sul passato della valle con un percorso espositivo di forte suggestione attraverso gli elementi di uso più comune, legati alla vita quotidiana, all’ornamento personale, alle armi in ferro e in bronzo, agli ex voto metallici e ai votivi anatomici ceramici.

Una visita al Museo e alle aree archeologiche consente al visitatore di recuperare la memoria e la storia più antica del nostro territorio.

Grazie anche alla prossimità dei fiumi  Melfa e Mollarino, Atina ha sviluppato una notevole attività agricola, con prodotti di qualità come l'olio di oliva, il vino, i fagioli cannellini.

A partire dall'inizio dell'Ottocento l'impegno riformatore della famiglia Visocchi ha comportato l'introduzione in viticultura di criteri di allevamento razionali e di vitigni selezionati, come il cabernet, per la produzione di vini di cui è oggi certificata la denominazione di origine controllata Atina DOC.  

Era il 1986, l’anno della prima edizione Festival internazionale di Musica Jazz di Atina, nato dalla passione di un avvocato Atinate, Vittorio Fortuna, che ha costruito con competenza e sacrificio un vero e proprio bene comune della collettività dell’intera Val di Comino, capace di sopravvivere alla sua prematura scomparsa nel 2004.   

Atina è la terra di mezzo tra Roma e Napoli, a 20 chilometri dall’uscita autostradale di Cassino sull’A 1, immersa nella Valle di Comino dove le montagne fanno da cinta protettiva, nelle cui pieghe è necessario addentrarsi per poter scoprire angoli meravigliosi che il pubblico e gli artisti di questo Festival hanno amato fin da subito.

La passata edizione di Atina Jazz ha ricevuto il prestigioso premio MEI per la migliore formula per la Direzione artistica, anche grazie all’introduzione della formula DO UT JAZZ, che anche quest’anno consentirà agli appassionati di usufruire “a buon mercato” dei piaceri del palato e dell’anima abbinando all’enogastronomia della valle, i concerti del trentennale del Festival.

Dunque cooperazione culturale e progettazione territoriale: questo il focus del trentennale che vuole sottolineare quanto un patrimonio culturale, come appunto quello di un festival musicale, può collocarsi al centro dello sviluppo delle città e dei territori.

Testo: http://www.atinajazzfestival.com/2015_summer/ 

Foto di Italo Caira, Tonino Bernardelli, Enzo Minchella, Emilia Trovini, Stefano Strani, Lauro Apruzzese, Ferdinando Potenti,Fabrizio Monti, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone. 
La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di esclusiva proprietà dell'autore.

Ultimo aggiornamento

Mercoledi 24 Marzo 2021