Ausonia e il Museo della Pietra

Rientrante nel territorio della Valle dei Santi, nella parte meridionale del Lazio, al confine con la Campania, racchiusa tra le propaggini meridionali dei Monti Aurunci e delle Mainarde. La parte sud-occidentale del territorio comunale è dominata dall'imponente contrafforte del Monte Fammera, che raggiunge i 1.166 m s.l.m. nel territorio di Spigno Saturnia.

Data:
23 Settembre 2020
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Nel suo territorio nasce il fiume Ausenteultimo affluente di destra del fiume Garigliano

Ausona l'antica città del popolo italico degli Osci Ausoni, è una città di difficile localizzazione. Faceva parte della Pentapoli aurunca; alleata dei Capuani, venne distrutta dai Romani nel 314 a.C. ed i suoi abitanti passati per le armi. La città non rinacque dopo questo massacro.

Nei pressi dell'abitato moderno sono state rinvenute iscrizioni latine di età imperiale riguardanti la divinità di Ercole. Da alcuni studiosi, tali iscrizioni sono messe in relazione alla presenza di una antica via processionale dedicata al culto del semidio, di cui in parte è ancora rintracciabile il percorso, che conduceva da Ausona alla costa tirrenica presso Minturno

Nell'846, una flotta saracena pone sotto assedio Gaeta; gli assedianti si stabiliscono in località ad duos leones presso l'attuale Ausonia, prendendo il controllo delle vie di comunicazione verso sud.

Il villaggio di Fratte, dalla voce latina "fracta" = cose rotte o ruderi, viene nominato per la prima volta nel sec. XI in documenti dell'Abbazia di Montecassino e del ducato di Gaeta. Dal XV secolo a seguire, fu feudo prima Caetani, poi Colonna e Carafa

Il comune si trovò sul fronte durante la Seconda guerra mondiale

Dal 1862 il nome Ausonia sostituisce il nome medievale Fratte. Il nome del Comune riprende quello dell'antica città preromanaAusona, anche detta Aurunca, distrutta durante la Seconda guerra sannitica nel 314 a.C., e mai più rinata

Santuario di S. Maria del Piano

Il santuario della Madonna del Piano (o delle Fratte) è stato eretto nel sec. XV su una struttura del XII. Nel 1954 sono stati effettuati i restauri per rimediare ai danni della Seconda guerra mondiale

La fondazione della chiesa risale al 1100, quando venne realizzata sul luogo di un antico tempio pagano,forse della dea Concordia, per custodirvi una statua in legno policromo della Madonna col Bambino, proveniente dalla vicina Castro dei Volsci, secondo la tradizione, infatti, la statua sarebbe rimasta miracolosamente in questo Santuario, nonostante gli sforzi dei castrensi di riprendersela. In ricordo di queste antiche vicende, si svolge ogni tre anni una cerimonia d'incontro simbolico e pacifico tra le due cittadinanze, in occasione della festa della Madonna del Piano

La chiesa è di stile romanico, ma venne fortemente rimaneggiata durante il periodo rinascimentale, con numerosi interventi successivi nel sei-settecento

Il grande portico esterno venne realizzato nel corso dei lavori per il primo ampliamento. Ne è testimonianza l'iscrizione presente sul primo pilastro, sul lato destro, che riporta la data di costruzione, 1448. Il campanile, invece, insieme con il coronamento del tempio sono opera moderna, realizzata da Gustavo Giovannoni nel 1927

Accanto al santuario sorgono le rovine dell'antico battistero distrutto dall'ultima guerra e probabili resti dell'antica Ausona. Il santuario conserva la tomba del poeta umanista Elisio Calenzio

Accanto alla chiesa sorge l'edificio che fu prima ospedale per pellegrini e poi convertito in orfanotrofio dell'Ave Gratia Plena

Il portale della chiesa presenta due imponenti battenti in legno del XVIII secolo, riccamente decorati a rilievo.
All'interno, di notevole interesse è la sagrestia, che presenta un eccezionale pavimento a Maiolica napoletana del Settecento, ed un polittico del 1531 eseguito da Gian Filippo Criscuolo, che rappresenta il tema della Dormizione di Maria, narrato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, secondo cui la Vergine non muore, ma si addormenta per tre giorni dopodiché viene assunta direttamente in Cielo. 

Molto interessante è, inoltre, la cripta sotterranea, unica testimonianza rimasta del periodo medievale, cui si accede attraverso due ripide scale. Il pregevole ciclo di affreschi al suo interno rappresenta la vita e la storia del miracolo di Santa Remicarda. Secondo una cronaca manoscritta del 1709, nel 1100 la Madonna apparve ad una pastorella di nome Remingarda, guarendola dalla sua deformità fisica. Sul luogo del miracolo venne subito costruita una chiesa la cui cripta venne prontamente decorata con un ciclo di affreschi che raccontavano il miracolo. Nelle due cappelle laterali, gli affreschi, rovinatissimi, mostrano rispettivamente Cristo tra gli apostoli e le storie di S. Giovanni

Chiesa della Madonna di Correano

Fu eretta alle pendici del monte Fammera intorno all'XI secolo, sui resti di una villa romana. All'interno della chiesa, sul lato destro è visibile un affresco di San Nicola, di scuola benedettina, coevo agli altri affreschi custoditi all'interno della chiesa di S. Antonio Abate in Castelnuovo. La presenza dell'affresco viene ricollegata al forte legame che legava Selvacava al porto ed agli Ipati di Gaeta. Esternamente la chiesa presenta una torre di avvistamento ubicata sull'ingresso della chiesa, riportante una stele romana dedicata al console Coriolano ed un muro paleolitico di contenimento del piazzale.

Chiesa di San Michele Arcangelo

La Collegiata di S. Michele Arcangelo, in pietra bianca, è il monumento più antico di Ausonia, sorto tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Ercole, ancora oggi le are ed i cippi dell'antico tempio sono visibili all'interno

Rimaneggiata più volte ha smarrito gli elementi originali della facciata, delle arcate, della torre campanaria

Bellissimi i tre portali incorniciati da archi a sesto acuto con le lunette affrescate con le immagini del Cristo, di S. Michele e della Vergine

Già dalla porta principale si è colpiti dalla imponenza della basilica, disposta su tre navate divise da pilastri, che neanche la pesante ristrutturazione neoclassica e barocca subita nell'Ottocento riesce a sminuire. All'ingresso, due are funerarie, usate oggi come acquasantiere.

Ai lati del presbiterio due rampe di scale conducono nella cripta, oggi disadorna, usata a lungo come ossario.

Altri due reperti, inseriti in epoca medioevale nel secondo e quarto pilastro di destra, sono stati riportati alla luce con i lavori di restauro: un'ara che raffigura una clava ed una pelle leonina, emblemi di Ercole e, alla base del secondo pilastro, un cippo, sempre con gli emblemi di Ercole sui lati.

Chiesa di Santa Maria a Castello (oggi sconsacrata, adibita ad auditorium)

Il tempio, certamente esistente agli inizi del Trecento, come risulta da antichi documenti, aveva del tutto perduto il suo aspetto originario in seguito all'intervento del Giovannoni che, nel 1940, rifece la facciata in stile neoclassico, ornandola con due coppie di lesene a capitelli ionici, su alte basi

Lavori di restauro hanno lasciati immutato il prospetto principale, riportando a vista la struttura originaria, a pietra viva, delle altre pareti e del campanile. Esso è ornato da un orologio con quadrante di maioliche napoletane del Settecento.

Lo stesso intervento ha evidenziato la primitiva struttura gotico-francescana dell'interno: un vasto ambiente caratterizzato da un'aula unica a da un presbiterio, divisi da un grande arco in pietra. In un vano decorato a motivi floreali stilizzati, sullo sfondo di una orditura quadrettata, che simula le stoffe, sotto una cornice trilobata, con cuspide, mutuata dalle cornici lignee o marmoree di gusto gotico, si colloca un'alta figura di Madonna. La Vergine, avvolta in un sobrio mantello azzurro, seduta su un cuscino, nell'atto di porgere il seno al Bambino, è presentata secondo la consueta iconografia medievale della Madonna delle Grazie: Maria, madre di tutti (Mater Omnium). Sullo sfondo del dipinto, le iniziali M ed O delle due parole latine. Perché questa Chiesa sia sprovvista di altri affreschi si spiega, in parte, attraverso un documento della fine del Settecento, che vede protagonista Alessandro Petronio, che in cambio della possibilità di aprire in essa un vano comunicante con la sua abitazione sistemò la parete sinistra dell'edificio.

Castello medievale

Risalente all'XI secolo, il Castello Medievale, dal 2004 centro del Museo della Pietra, fu costruito dai principi di Capua in onore all'Abbazia di Montecassino. È un pregevole esempio di architettura dell'anno mille, originario castrum intorno al quale si è sviluppata Ausonia

In posizione strategica fra Gaeta e Montecassino, il Castrum Fractarum risentì della sua posizione di confine tra il Ducato di Gaeta e i possedimenti dell'Abbazia di Montecassino, passando negli anni prima all'uno e poi all'altro. Esso ebbe sicuramente funzione militare ma anche residenziale per i capitani di stanza a Fratte (l'attuale Ausonia). Riconoscibili sono la torre emergente, distaccata dal complesso ed ubicata al centro dell'edificio, una torretta d'angolo, accanto alla via S. Michele, che in un recente restauro ha rivelato il corpo di una statua leonina (il leone-guardia della Terra di San Benedetto), usata come materiale di costruzione durante il medioevo

Il castello di Fratte è stato costruito al confine fra i domini dei Longobardi e dei Bizantini, come Forte nel 700-800 d.C. Come fortificazione militare appartiene alla categoria delle "piccole fortificazioni" (o fortellitium), la cui importanza era data soprattutto dalla posizione strategica (controllo della via che portava da Formia a Montecassino). La prima registrazione scritta (con cui Fratte entra nella storiografia) è una donazione del 1025 che il conte di Traetto fece a Pietro delle Fratte. Da allora numerosissime sono le vicende storiche di questo castrum che passa progressivamente da funzioni militari e di avvistamento a funzioni di polizia ed amministrative locali

Nel 1491 un inventario redatto alla morte di Onorato II descrive lo stato del castello, che appare in decadenza. Il capitano Andrea De Nardillo di Fondi e cinque suoi compagni vivevano e presidiavano il forte con poche e scarse risorse innalzando la bandiera dei Caetani (usata e vecchia), e difendendo il paese dai nemici. Un altro inventario (l'apprezzo del 1690) documenta come il castello apparisse con stanze dirute, cortile scoperto, cisterna, scalinata che accede alla loggia scoperta, sopra la torre con due stanze accessibili con scala a mano, in testa la loggia, nei quattro angoli che circondano la torre centrale quattro torrette di difesa esterna, una con orologio a campana

Con il tempo le originarie funzioni militari sono sostituite da funzioni di polizia: nel fortellitium si radunavano gli uomini in arme col capitano che sceglieva le guardie preposte al controllo del mercato in occasione della festa della Madonna del Piano, Ottava dell'Assunzione. Nell'Ottocento il castello si degrada sempre più e dal 1842 cessa la sua funzione militare e viene adibito a cimitero, dotato di cappella mortuaria

Alla fine della Seconda guerra mondiale il castello subisce ulteriori danni. Nei primi tempi della ricostruzione postbellica viene utilizzato come discarica di materiali edili e, in un vano ricavato da una torre crollata, viene ricavata un'aula scolastica. Oggi il castello presenta due torri superstiti attorno al maschio ed il muro di cinta che si sviluppa con le case-torri fino alla Porta di Sopra.

Le cave del marmo Perlato Royal

Le cave sono aperte nel cuore delle colline che si susseguono tutte intorno ad Ausonia e sulle quali sorgono anche gli altri Comuni che condividono il patrimonio marmifero che da esse si estrae.

Le cave costituiscono un'opportunità economica di grande rilevanza per il territorio di Latina e di Frosinone e del Lazio in generale, ma sono anche una realtà di grande attrazione culturale e scientifica

E' uno spettacolo visitare le cave dove la terra offre generosamente il suo tesoro nascosto per millenni mostrando così la storia degli sconvolgimenti terrestri e cogliere ancora alcune pietre che conservano i gusci delle conchiglie pietrificate. Così come è interessante entrare in una delle tante fabbriche che si trovano sulla superstrada, ammirare le imponenti macchine di lavorazione del marmo e scegliere, tra i tanti prodotti offerti, quello di maggiore interesse.

Anche se non si deve comprare un pezzo di marmo per farne una scultura o una partita di mattonelle per arredare una casa, viene la voglia comunque di portarsi a casa un pezzo di pietra lavorata se non altro per poter ammirare ciò che i fossili hanno inciso sulla pietra, quasi fosse la firma di un messaggio lasciato lì per noi.

Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di visitare le cave, farsi portare dagli imprenditori che le gestiscono sui luoghi di escavazione e guardare da vicino la storia di millenni che le pareti di marmo stanno lì a raccontare.**

 

Testo: Wikipedia

Foto di Emilia Trovini, Marco Secondi, Fiore S. Barbato, Enzo Sorci, Carlo Caparrelli, Comune di Ausonia, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone. 
  
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Ultimo aggiornamento

Giovedi 19 Novembre 2020