Castro dei Volsci e il monumento alla Mamma Ciociara

Castro dei Volsci è un paese posto nel mezzo della Valle del Sacco, a 100 Km circa da Roma e sulla line ferroviaria Roma – Cassino – Napoli. Nel 2016, il borgo di Castro dei Volsci è stato inserito tra i Borghi più belli d'Italia.

Data:
23 Settembre 2020
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Il nome, anche se denso di storia, è relativamente recente, risale al 1816, quando il Connestabile Filippo Colonna III rinunciò alla sua giurisdizione sul fondo, prima era Castrum Castri o Castrum S. Petri

La Valle del Sacco è un luogo denso di storia, teatro di molte vicende sin dal paleolitico superiore. Sono inoltre, molto diffuse le testimonianze del periodo preromano, romano e di epoca alto medievale e medievale. Il territorio controllato dal borgo di Castro dei Volsci è fertile e caratterizzato da clima ospitale con leggeri declivi e terrazzamenti ed è percorso dal fiume Sacco, importante arteria che dai monti Prenestini attraversa tutta la valle sino alla confluenza con il Liri a sud-est di Ceprano.

Sin dai tempi più remoti proprio il fiume ha rappresentato una fonte di ricchezza per la valle, sia per il sostentamento alimentare che, per le possibilità di trasporto. Lungo il corso naturale del fiume e lungo le vie di comunicazione, che negli anni sono sorte seguendo la sua direttrice, sorgono diversi centri di interesse storico-artistico, le cui vicende storiche e sociali hanno raggiunto, in alcuni casi, momenti di grande valenza monumentale ed artistica, come testimonia ad es. Anagni, Alatri, Ferentino, Frosinone, Ceprano, Castro dei Volsci

Soffermarsi sulle vicende avvenute in questi luoghi significa davvero ripercorrere la storia dell’uomo dalla preistoria sino ai nostri giorni, passando attraverso le scelte e le abitudini dei diversi popoli che si sono avvicendati su questo scenario, dai popoli Italici (Ernici e Volsci arroccatisi sui monti che da loro prendono il nome), fino alla conquista romana, allo splendore delle città del medioevo come Anagni, città dei Papi, Ferentino, Veroli, sede delle Diocesi e ai Castra, come Castro dei Volsci, arroccati sulle colline, con il borgo circondato da imponenti cinte murarie.  Storicamente Castro dei Volsci , fu interessato dall’espansione dei Volsci a partire dal V-IV sec. a.C.

Essi arrivarono nella valle del Sacco attraverso la valle di Roveto, dilagando lungo le vie fluviali, fino a raggiungere il mare attraverso la valle dell’Amaseno. Con la conquista romana, molte colonie vennero dedotte in questa valle fertile, in cui si snoda l’asse viario principale di epoca romana, costituito dalla via Latina, che collegava Roma con l’Italia Meridionale con un percorso diretto ed agevole, attraversando proprio il territorio di Castro dei Volsci e collegando anche i vari centri posti a destra e a sinistra del fiume Sacco.  Nelle vicende storiche della valle, Castro proprio per la sua centralità, si inserisce sin dalla preistoria con rinvenimenti di età paleolitica, databili all’industria litica di 700.000 anni fa. Il periodo volsco è testimoniato dai resti del circuito in opera poligonale di “Monte Nero”.

La conquista romana è attestata dai numerosi siti archeologici denunciati sul territorio, tra di essi il primo studiato ed edito è proprio quello del Casale, che testimonia il vissuto nell’area dall’età repubblicana all’alto medioevo.

E’ proprio questo sito che fa di Castro dei Volsci un centro di notevole importanza archeologica ben oltre i confini locali. 

L’interpretazione delle strutture portate in luce, denuncia l’abbandono del sito nel IX sec. d. C. , quando per il fenomeno legato all’incastellamento, la comunità del Casale si sposta sulla rocca di Castro dei Volsci, che da quel momento nasce come borgo medievale.

Il periodo che va dall‘anno 1000 al 1816, vede il paese di Castro dei Volsci legato alle alterne vicende politiche delle varie famiglie nobiliari a cui fu affidata come castellania, pur rimanendo patrimonialmente appartenente alla Chiesa romana, come rocca con particolari funzioni strategiche nella provincia di Campagna.

Nel periodo in cui trionfava l’ideale teocratico e si stava operando una profonda riorganizzazione del dominio temporale della Chiesa, Castro per la sua posizione di confine, a cavallo tra Stato Pontificio e Regno di Napoli, rientra nelle “munitiones” che i vari Papi cercavano di mantenere “ad manus suas” , attraverso fidati castellani.

L’abitato era sorto nelle vicinanze del monastero di S. Nicola, edificato dai Benedettini nell’anno 1000, in seguito per scopi difensivi l’abitato fu circondato da una cinta muraria che permetteva l’accesso alla rocca attraverso tre porte più esterne: Porta della Valle, Porta di Ferro, Porta dell’Ulivo ed al cuore della città attraverso la Porta dell’Orologio, la quarta e più interna.  Numerosi furono gli attacchi subiti, sin dal 1165, anno in cui la rocca fu assaltata dalle truppe del Barbarossa, sino a tutto l’800 con le scorrerie legate al brigantaggio.

Oggi sono visitabili sia la chiesa di S. Nicola con affreschi del Vecchio e del Nuovo Testamento del XI sec. , sia le quattro porte con la relativa cinta muraria, ma anche molto di più si può ammirare passeggiando per il centro storico, ad es. botteghe medievali, vicoli caratteristici, figure apotropaiche, passatempi scolpiti nella roccia ecc…    

Importante fortezza a difesa dello Stato Pontificio, vede passare al suo governo personaggi di rilievo dell’amministrazione papale sino al 1409, anno in cui per la prima volta compare la famiglia Colonna. Anche per questo periodo le sorti del paese sono alterne e legate alle burrascose vicende dello scisma d’Occidente. Alessandro V “Papa Conciliare” era osteggiato da Ladislao Re di Napoli, che era appoggiato dalla famiglia dei Colonna di Palestrina. Alessandro V, volendo portare dalla sua parte i Colonna di Genzano concede loro la castellania di Castro.

Da questo momento le vicende di Castro sono legate a quelle della famiglia Colonna, che vede tra le sue fila, papi, cardinali e personaggi molto potenti e molto osteggiati. Si passa da una esaltazione del loro potere con Martino V ad una serie di persecuzioni familiari con le proscrizioni di Alessandro VI , Paolo III e Paolo IV, che addirittura confischerà il borgo ai Colonna, provocando la reazione dei cittadini che erano affezionati al loro signore. La pace venne restaurata da Marcantonio Colonna, con la vittoria di Lepanto (1562). Fino al 1798 il feudo rimane alla primogenitura della famiglia Colonna, nel 1816, la stessa famiglia rinunciò alla giurisdizione sul fondo.

La prima metà del ‘900 , vede il paese interessato dalle due guerre mondiali , di cui la seconda vissuta più da vicino, poiché oltre alle milizie fornite , anche la popolazione civile fu coinvolta essendo il fornte di Cassino a pochi chilometri dal paese. Il sacrificio di molte vite umane è rimasto consegnato alla storia da diversi monumenti commemorativi presenti a Castro ed in tutta la zona

La Chiesa di Santa Oliva

Sulle sommità di Castro dei Volsci all’interno delle mura castellane troviamo la chiesa di Sant’Oliva, l’edificio di culto è contiguo alla Rocca.

La prima volta la chiesa venne nominata nel 1125 nella Bolla di Onorio II , la chiesa venne edificata contigua alla Rocca proprio dove precedentemente sorgeva una chiesa dedicata a San Pietro

L’interno a navata unica conserva un altare maggiore consacrato nel 1537 con dietro un grande affresco che raffigura la Santa che protegge il Paese dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, la leggenda narra che due piloti americani dopo aver fatto cadere le bombe sul centro abitato si resero conto che le bombe non caddero all’interno del centro ma fuori in tal modo non causarono una strage; dopo il bombardamento Richard Nelson tornò a visitare il paese e si soffermò a visitare la chiesa di Sant’Oliva.

Sant’oliva tutt’oggi è molto venerata ed è la Patrona di Castro dei Volsci, viene festeggiata il 3 giugno anticamente veniva festeggiata il 15 gennaio (festa di Santa Gliva vecchia).

La chiesa di S. Nicola 

La chiesa di S. Nicola è il principale monumento storico di Castro dei Volsci. Conserva tracce rilevanti di affreschi, alcuni contemporanei alla sua edificazione, quando più che una chiesa era un modesto oratorio.
Il nucleo originario della chiesa attuale fu costruito nella metà del VI sec. d.C. e dedicata al Santo protettore di Bari.

S. Nicola nacque a Patara, importante città della Licia (attuale Turchia). Visse durante le persecuzioni di Diocleziano e Massimiliano nel IV sec. d.C. e divenne vescovo di Mira, dove morì. Secondo la tradizione, nel 1087, le sue spoglie furono trafugate e portate a Bari, di cui divenne il Santo Protettore.

Alcuni secoli dopo la sua costruzione, a ridosso della chiesa, fu edificato un modesto monastero dai monaci di San Benedetto da Norcia. Sappiamo da una Bolla Pontificia del 1226 che il Papa Onorio III affidò la chiesa e il monastero attiguo ai Frati Minori, i quali si preoccuparono di restaurarla e di ampliarla, così come oggi si conserva. Successivamente il vescovo Lombardi la concesse definitivamente ai monaci francescani, aventi però come coadiutore un sacerdote, nominato a tal proposito parroco di S. Nicola.

La chiesa, ben conservata e recentemente restaurata, è un esempio di architettura paleocristiana dell'Alto Medioevo. Un'architettura che, rimodellata da rifacimenti successivi, subì l'influenza dell'Arte Benedettina e poi Romanica.

Di notevole pregio storico e artistico sono le pitture murali dell'interno, attribuite alla scuola benedettina. Esse sono disposte sulle due pareti principali e riproducono il Ciclo della Creazione e della Cacciata dal Paradiso Terrestre.

Nella biografia di S.Francesco, scritta da S. Bonaventura da Bagnorea, si racconta di un miracolo compiuto dal Poverello d'Assisi durante una visita alla chiesa di S. Nicola a Castro nella primavera del 1222."

Oggi Castro dei Volsci è  un tranquillo paese inserito nella provincia di Frosinone con poco più di 5000 abitanti. Circondato dalla natura che in alcuni casi si conserva ancora incontaminata, contraddistinto da un centro storico su una estrema propagine dei monti Ausoni ed un centro economico-commerciale, moderno, sorto nella pianura sottostanteDagli spalti dell'antica Rocca, dove la tradizione popolare addita la grotta in cui si rifugiarono la leggendaria regina Camilla e suo padre Metabo, e' sempre possibile ammirare uno spettacolo varioe suggestivo.

Negli anni ’70 il Ministero della Pubblica Istruzione lo ha riconosciuto come “zona di notevole interesse pubblico” perché raccoglie punti pubblici di bel vedere di eccezionale importanza panoramica, ed inoltre il centro storico forma un complesso di notevole valore estetico tradizionale

Nelle giornate nebbiose sembra di trovarsi sulla tolda di una nave, sotto un mare grigio da cui affiorano come isolette le cime dei colli e degli altri paesi sparsi all’interno della valle. Con il cielo limpido si può godere a pieno di tutto il paesaggio da Palestrina sino a Monte Cassino

Nelle serate estive poi, il paesaggio diventa incantevole e si ha l'impressione che l'ampio cielo stellato, piegandosi dolcemente all'orizzonte, si distenda ai vostri piedi come un immenso tappeto

All’interno del centro storico il tempo sembra si sia fermato, il visitatore curioso, potrà vedere le casette in pietra grigia addossate l’una all’altra, vicoli stretti e tortuosi con ancora la vecchia pavimentazione a schiena d’asino in cotto e calcare, piazzette piccole piccole come salottini, torrioni di guardia, botteghe medievali e tanto altro

Il tutto sembra rianimarsi durante i due eventi che oggi si svolgono all’interno dell’incantevole abitato, il Paese diventa Presepe e Carnevale nel Folklore

Il Paese diventa Presepe

Questa manifestazione trasforma nel periodo di Natale il paese intero in un enorme presepe di ambientazione ottocentesca

Molte botteghe antiche vengono riaperte ed allestite con materiali della tradizione.

Adulti e bambini in costume ciociaro popolano le stradine e gli angoli tipici illuminati da fiaccole a vento, impegnati in antichi mestieri, ormai scomparsi in un’atmosfera magica e rievocativa della natività e dei tempi passati. Attualmente la manifestazione vede la partecipazione di 11.000 / 12.000 visitatori nelle 5 giornate di attività

Curato nei dettagli e nei particolari, ricco nella scenografia, negli allestimenti e nei costumi tipici ciociari dei primi anni dell’800, il presepe vivente ha saputo davvero ricreare, anche nelle sensazioni e nei sentimenti, il momento più profondo ed alto della storia dell'umanità. Manifestazione sentita e realizzata con il cuore, non solo perchè numerosi volontari sono impegnati per molti giorni, nell’allestimento dei vari ambienti e botteghe, ma anche e soprattutto perché sono giornate vissute da tutti con naturalezza e spontaneità

Carnevale del Folklore.

Dedicata all’arte e all’artigianato locale, nata per volontà dell’Amministrazione Comunale e della Pro Loco per far conoscere e rinascere l’arte e l’artigianato attraverso l’esposizione nelle botteghe antiche dei manufatti e prodotti tipici della tradizione castrese, il tutto condito da eventi musicali e degustazione di prodotti tipici

Nel centro di Madonna del Piano, fulcro economico e commerciale di Castro dei Volsci sono concentrate tutte le strutture ed i servizi che rendono il paese moderno, funzionale ed accogliente. Sono presenti scuole, banche, locali di ristoro, negozi di varia tipologia. Diversi sono anche i centri sportivi e le palestre. C’è un campo sportivo ed è in fase di ultimazione un grosso centro polisportivo con annesse piscine, sala convegni e saloni espositivi che rappresenterà un potenziale attrattivo anche per i paesi limitrofi

Il Museo

E' presente un istituto museale che raccoglie e custodisce quei reperti che  permettono la ricostruzione di tutte le vicende storiche svoltesi nella Valle del Sacco ed opera come centro di propulsione per tante attività culturali di diversa natura, non soltanto inerenti l’archeologia

Il Museo si pone, pertanto, come centro di promozione della cultura con compiti non solo conservativi, propone spettacoli, visite guidate esterne, cicli di conferenze su aspetti diversi del mondo antico, eventi musicali, ecc… Tutte le attività sono ospitate o nella grande piazza antistante il museo o nell’area archeologica ad esso prossima o nella sala conferenze. Sempre il museo è promotore di una serrata attività didattica, portando nelle scuole stesse corsi teorico-pratici sulla manipolazione della ceramica, sul restauro della ceramica antica, sulle tecniche di realizzazione del mosaico o sulle tecniche di oreficeria antica. All’interno del museo inoltre vengono organizzate esposizioni e mostre di diverso genere da documentarie ad espositive

Da tre anni, inoltre il comune di Castro dei Volsci è promotore di una stagione teatrale intitolata a Vittorio Gassman che vede la partecipazione di grossi nomi del teatro e della cultura nazionale.

Inoltre, è inserito nel circuito di 20 Comuni che ospitano, nel periodo estivo il Festival Nazionale “Vallecorsa di Scena – transiti Teatrali giunto alla VII edizione. Di nuova istituzione è la Biblioteca Comunale, che offre spazi idonei sia a bambini di età prescolare che ad adulti , non solo per il prestito librario e la ricerca, ma anche per attività culturali di vario genere (musica, arte, poesia).

La Seconda Guerra Mondiale

La Seconda Guerra Mondiale è rimasta nella memoria dei castresi, come già la prima, non tanto per gli episodi bellici o strategici, quanto piuttosto per l'alto prezzo di sangue che i cittadini, ignari e innocenti, dovettero pagare alla barbarie della guerra. Il nome di più di un caduto è possibile leggere sui monumenti alla memoria di quel sacrificio. Il paese di Castro dei Volsci si trovò, suo malgrado, nel vortice delle operazioni belliche, perchè prossimo al fronte di Cassino, che i tedeschi avevano eretto nella ciociaria meridionale, con il nome di Linea Gustav

Le prime avvisaglie, i primi contatti con gli uomini della Wehrmacht, quasi sempre corretti con i civili, dopo le quattro giornate di Napoli peggiorarono progressivamente: qualche ufficiale cominciò a dimostrarsi ostile nei confronti della popolazione locale, e quando furono messe in atto le temute requisizioni di bestie e di foraggi, ci furono i primi incidenti tra i civili e le truppe di occupazione. In cambio delle cose requisite i militari lasciavano regolari ricevute con timbri del comando, firma, data e descrizione della merce: niente denaro naturalmente ma il laconico: Pagherà Badoglio! Progressivamente i contingenti tedeschi, con intere officine e depositi si acquartierarono in tutto il territorio di Castro, centro compreso, dividendo con i proprietari i locali e ricambiando l'ospitalità con viveri e sigarette. 

Essi non pretesero mai l'allontanamento degli abitanti, stabilendo con loro una pacifica convivenza. Va ricordato il nome, del Comandante la XIV Armata von Senger Etterlin che desiderò sempre evitare conflitti coi civili e venne loro incontro, per quanto gli fu possibile. Anche per la presenza dei capitani, Pixa e Heise, Castro potè considerarsi fortunato. 

Il 28 ottobre 1944, però, un gesto irresponsabile rischiò di compromettere in modo irreparabile i rapporti tra cittadinanza e gli occupanti: due cittadini castresi, recatisi sul Monte S. Angelo, dove si trovavano numerosi giovani castresi e alcuni sfollati da Ceprano, incontrati due soldati tedeschi in libera uscita, esplosero, nascosti nella fitta vegetazione, al loro indirizzo qualche colpo di fucile. Gli spari andarono a vuoto e i soldati poterono tornare incolumi al loro comando. L'indomani mattina, però, il comandante Joseph Pixa avrebbe dovuto compiere un'azione di rappresaglia, come era contemplato nei regolamenti di occupazione, ma prima volle conferire col podestà, chiedendogli la consegna dei responsabili dell'agguato entro 24 ore, in mancanza, con pubblico bando, avrebbe precisato la misura dei provvedimenti, che anticipò gravissimi. 

Riuscì al podestà, Francesco Ambrosi, convincere il capitano, allo scadere dei termini, non trattarsi di suoi amministrati ma indicò gli autori del fallito attentato, in elementi dell'esercito italiano allo sbando, in cerca di valichi per raggiungere i loro paesi di origine al di là del fronte. Per il capitano, anziano padre di famiglia, quelle spiegazioni risultarono sufficienti per chiudere l'incidente; così Castro venne risparmiato dalla tanto temuta decimazione. La convivenza più o meno forzata durò fino al 27 Maggio '44, turbata da qualche incidente più grave a cui fecero seguito reazioni istantanee da parte dei militari o regolari processi che, purtroppo, costarono la vita a vari cittadini

Un elenco delle vittime è stato pubblicato e consacrato in due distinti monumenti: uno sulla rocca, e un altro posto nel cimitero comunale, che le accomuna con quelle, ancora più numerose, dovute alle armi e alla violenza dei marocchini al comando del Generale francese Juin

Le truppe marocchine, i famigerati goumiers, arruolati nelle tribù del loro paese, erano aggregate al Corpo di Spedizione francese, e venivano impiegate in avanguardia per operazioni rischiose di rastrellamento. Queste truppe si macchiarono di orrendi crimini ai danni della popolazione inerme. 

Le violenze alle giovani donne castresi si susseguirono ai saccheggi e agli omicidi gratuiti di malcapitati innocenti

Il monumento rappresenta i tragici eventi raccontati nella celebre pellicola La Ciociara film di Vittorio de Sica che valse l’Oscar a Sophia Loren come migliore attrice protagonista, gli eventi ripercorsi nel film sono tratti dall’omonimo libro di Alberto Moraviache racconta  la tragedia della guerra e delle brutali violenze commesse ai danni delle donne, mamme e delle proprie e  giovani figliuole del territorio ciociaro

Il monumento alla Mamma Ciociara, eretto sulla rocca di Castro, nel dopoguerra, ricorda la ferocia di quegli eccidi e serve da monito per le generazioni future

Il Monumento alla MAMMA CIOCIARA

La posizione e la collocazione del paese è ideale come scenario per ammirare le bellezze paesaggistiche e ambientali della Ciociaria, infatti sulle sommità del centro storico troviamo una bellissima terrazza panoramica sopranominata Balcone della Ciociaria dalla quale è possibile ammirare tutto il territorio sottostante e i borghi più vicini che si estendono lungo la valle del Sacco, da  Anagni sino ai confini con l’Abruzzo e la Campania

Su questa grande terrazza panoramica si erge il monumento più importante per il paese e per il popolo di Castro La Mamma Ciociara;  la scultura è dedicata alla memoria delle donne ciociare vittime della violenza brutale delle truppe francesi nel corso del secondo conflitto mondiale

L'Amministrazione provinciale di Frosinone, il Comune di Castro dei Volsci e il Comitato, appositamente costituito, si onorano di aver ricordato, primi in Italia, col sacrificio delle madri ciociare, che dovettero difendere l'onore e la vita delle figlie dalla brutalità delle truppe di colore, quello di tutte le madri che in ogni luogo han visto cadere in guerra i propri figli. Alto, solitario sull'antico baluardo colonnese, il gruppo marmoreo guarda ora la catena dei Monti Ausoni, tra le valli dell'Amaseno e del Liri, luogo della tragedia. Il fermo atteggiarsi della Mamma ciociara, nel tragico istante protesa a difendere la sua creatura, sintetizza le virtù eroiche delle donne ciociare, taciturne e laboriose, umili e schive, ma di una fierezza pacata, espressione sensibile di composti sentimenti interiori

Lo scultore Felice Andreani di Carrara ha scolpito il monumento e il Senatore ciociaro Giacinto Minnocci ha dettato l'epitaffio

"Nel ventennale della resistenza, il comune e la provincia, per incitamento alla fratellanza dei popoli, con gli onori della guerra sterminatrice, qui ricordano i tanti figli e figlie di questa terra che, ossequenti alle patrie tradizioni, affrontarono con eroismo la morte in difesa del loro onore e della loro libertà"

Nino Manfredi, figlio illustre di Castro dei Volsci 

Nino Manfredi, all’anagrafe Saturnino Manfredi (Castro dei Volsci, 22 marzo 1921 – Roma, 4 giugno 2004), è stato un attore, regista e cantante italiano.
È stato uno dei grandi volti del cinema, del teatro e della tv italiana, interpretando per il grande e piccolo schermo ruoli comici e drammatici. 

Dall'”Audace colpo dei soliti ignoti” (1959) a “C’eravamo tanto amati” (1974). Dalla commedia musicale con “Rugantino” (1962) di Garinei e Giovannini alle “Avventure di Pinocchio” (1972) lo sceneggiato televisivo di Comencini nel quale interpreta un formidabile e ineguagliato Geppetto

 

Foto di Emilia Trovini, Comune di Castro dei Volsci, Proloco di Castro dei Volsci, Italia virtual tour, Parco degli Aurunci, Maurizio Ciliegi, Graziano Rinna, Pietro Scerrato, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.

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Ultimo aggiornamento

Giovedi 19 Novembre 2020