Piglio, la città del vino (Cesanese)

Il paese, 620 m s.l.m., si trova in posizione panoramica su una propaggine del monte Scalambra (1.420 m.), con il monte Pila Rocca (1.108 m) a meridione, sulla catena montuosa dei monti Ernici, tra le valli dei fiumi Sacco e Aniene. Il territorio comunale prevalentemente montuoso e collinare, raggiungendo i 1.120 del Colle del Mattone, i 1.154 m. del monte Retafani, e i 1.109 del monte Pila Rocca.

Data:
23 Settembre 2020
Immagine non trovata

Dal monte Retafani scende il torrente del fosso Tagliano, che poi scorre ai piedi del paese.

Il territorio era abitato da popolazioni erniche e potrebbe forse essere identificato con il Capitulum Hernicum o Hernicorum di cui parla Strabone, collocandolo tra Olibanum (Olevano) e Anagnia (Anagni). La zona fu in seguito conquistata dai Romani e fu sede di diverse ville rustiche di cui si conservano resti ("villa di Mecenate" nella località "Le Fattora", "villa di Sant'Eligio", villa della località "Fontana di Grano").

Con il nome di Castrum Pileum è citato in un documento del 1088 e secondo una leggenda il nome deriverebbe dal pileum, l'elmo romano che sarebbe caduto per un forte vento al condottiero Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore mentre passava nel territorio.

Nell'XI secolo dipendeva dal vescovo di Anagni e dalla fine del XII secolo fu in possesso prima dei De Pileo (o "Buccaporco"), probabilmente imparentati con i Caetani, e poi dei De Antiochia. Nel 1347 fu preso da Cola di Rienzo, Passò quindi alla fine del XIV secolo in possesso dei Colonna, che lo mantennero fino al 1816. Saccheggiato nel 1526 dalle truppe di papa Clemente VII, e dalla metà del XVI secolo era inserito nella provincia di "Campagna Marittima" dello Stato Pontificio. Nel 1656 la popolazione venne decimata da una pestilenza, che secondo la leggenda fu arrestata dalla miracolosa immagine della "Madonna delle Rose".

Nel 1799 il paese subì distruzioni ad opera delle truppe francesi. Ritornato allo Stato Pontificio fece parte del "distretto di Tivoli"

Nel 1849 vi passò Giuseppe Garibaldi, diretto alla difesa della Repubblica Romana. Dopo la presa di Roma nel 1870 fu annesso al Regno di Italia e fece parte del "mandamento" di Paliano nel "circondario" di Frosinone, che apparteneva alla allora provincia di Roma, unica per il Lazio

Agli inizi del XX secolo fu attraversato dalla ferrovia a scattamento ridotto che metteva in comunicazione Roma e Frosinone. Nel 1926 venne eretto il Municipio e nel 1927 entrò a far parte della provincia di Frosinone. Durante la seconda guerra mondiale e la liberazione dall'occupazione tedesca, fu bombardato dagli Alleati nel 1944, con la distruzione di circa il 30% degli edifici

Chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore

La chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore o dell'Assunta, risalente alla fine del XIII secolo fu in gran parte distrutta dai bombardamenti degli alleati anglo-americani del 1944 e ricostruita nel dopoguerra nelle forme originarie baroccheggianti: conserva su un fianco i resti dell'ogiva di un antico portale.

Da maggio a ottobre vi viene conservata la statua della "Madonna delle Rose", che viene riportata in processione al suo santuario il 30 ottobre, anniversario della liberazione di Piglio dalla peste.

Santuario della "Madonna delle Rose"

Il santuario della "Madonna delle Rose" o della "Madre Santissima" fu edificato nel XVII secolo intorno alla miracolosa icona bizantina (un affresco del XIV secolo), a cui si attribuisce il miracolo di aver arrestato la peste del 1656.

Guardando il monte Scalambra dal basso, a destra del paese, a 850 metri di altitudine, circondato da Lecci e lauri secolari,  si erge il convento di San Lorenzo di fede francescana  con annessa la sua chiesa. 

S. Lorenzo viene raffigurato giovane, a capo scoperto e con la dalmatica (veste liturgica a forma di tunica, a maniche corte e bordate di porpora) sono: il libro dei vangeli, la Croce Passionale, la borsa olma di monete d’oro e la graticola, strumento del suo martirio.

La visita al Convento è particolarmente suggestiva, sia per la cornice naturale dove sorge, sia per l'atmosfera di raccoglimento e di spiritualità che lo circonda. 

Si narra che il Convento sia stato fondato  da San Francesco d’Assisi, intorno al 1215-1223, di ritorno dalla Terra Santa, mentre era diretto verso Subiaco.
L’ edificio è di tardo stile barocco, identico per struttura e dimensioni a quello di Sant’Andrea al Quirinale di Roma. L'edificio è caratterizzato da eleganti e sobri elementi barocchi, ha una sola navata a forma ellittica; i due diametri misurano rispettivamente metri 13,50 e 10,50 circa; l'abside si apre sulla linea del diametro minore mentre il diametro maggiore si prolunga in quattro Cappelle laterali. Al Beato è dedicata la Cappella a destra dell'Altare Maggiore; dieci pilastri sostengono una cupola sormontata dalla lanterna, di forma e dimensioni identiche alla navata.

La Chiesa, opera dell'architetto romano Giuseppe Ferroni, fu iniziata nel 1763 ed aperta al culto il 12 aprile del 1773, consacrata il 12 settembre dello stesso anno dal Vescovo di Anagni Monsignor Giovanni Battista Filipponi Tanderini. Da quell’epoca vari eventi hanno modificato l’assetto della chiesa, compresi i bombardamenti dell’ultima guerra. Nel 1954 si ebbe la riapertura al culto della Chiesa. Il 23 agosto 1954 il Vescovo diocesano Monsignor Enrico Remolo Compagnone consacrò l'altare Maggiore e l'altare del Beato Andrea, ricostruiti in marmo

La Chiesa custodisce l’urna contenente i resti del beato Andrea Conti. In vicinanza del Convento vi è un antro stretto, umido e buio dove visse, isolato dal mondo, il Beato Andrea Conti per circa quaranta anni, una grotta "più per covile di fiere che per stanza di uomini". Sulla roccia è stata scolpita la effigie del Beato. La Chiesa ed il Convento sono retti dai Frati Minori Conventuali e dedicati all’Arcidiacono e Martire della Chiesa Romana, S. Lorenzo.

Castello Colonna

II Castello di Piglio sorse intorno all'anno 1000. Attorno ad esso nacque e si ampliò il Borgo Medioevale. La posizione del castello e del borgo con la scelta del luogo, la rete stradale esterna ed urbana costituiscono un interessante esempio di architettura e urbanistica militare

Il Castello e' costituito da due parti differenti edificate in epoche diverse; una parte più alta (Castello superiore) e una parte più bassa (Castello inferiore) con un dislivello fra, l'una e l'altra di circa 25 metri. Il Castello superiore con la rocca era il centro fortificato. Nella rocca erano ubicati una loggia, una cisterna ed una piazza d'armi nonché il Palazzo Baronale. La parte più alta del Castello è posta su una spianata alla sommità di una collina dove sorge il Borgo ed è costituita da un torrione a sperone verso la montagna e da una cortina di torri lungo il lato nord

Da esso, mediante una scala si scende verso l'Arringo, la costruzione è senz'altro anteriore all'anno 1000 in quanto è citata in una Bolla di Papa Urbano II del 1088 come appartenente alla diocesi di Anagni

La parte inferiore del Castello ha attualmente due piani, piano terreno e ammezzato, con la sistemazione esterna ottocentesca, ed è la parte meglio conservata posta al lato nord dell'abitato, dove inizia la via Maggiore, a protezione del più importante accesso di Piglio. L'ingresso al paese è costituito da un grande fornice, l'arco della Fontana, che si apre nella parte inferiore del Castello, con una bellissima trifora tardoromanica sulla destra

Il Borgo non aveva mura di cinta ma le case stesse costruite sui margini della collina, in forte pendio, avevano senz'altro anche funzioni difensive. Il Castello inferiore è ricordato nei documenti a partire dall'anno 1365 epoca in cui erano signori di Piglio i "De Antiochia". Comunque la parte più antica del Castello inferiore deve essere stata edificata prima del 1328-29 anno in cui nelle decime di riscossione veniva nominata una "Ecclesia S. Petri de Castello Vetulo de Pileo", chiesa che si trovava all'interno del Castello, ma di cui non restano tracce

Attualmente la parte alta del Castello superiore è sede dell'antiquarium e vi sono depositati reperti archeologici rinvenuti nel corso di scavi effettuati nel territorio del Comune di Piglio, tra i quali il più degno di nota risulta essere una statua di donna con veste tipicamente romana, priva della testa e delle braccia, risalente al l-ll secolo a.C.

Il Cesanese del Piglio

Il Cesanese da’ origine ad un vino rosso rubino, alcolico, con profumo caratteristico e tipico che ricorda l’ambiente di orgine: vellutato, alquanto tannico, morbido e pastoso, sopporta bene un moderato invecchiamento in botte di rovere acquisendo notevole pregio. Sia al profumo che al sapore si avverte una delicatissima e complessa nota di bosco che gli esperti individuano agevolmente come di mora e mirtillo

Il vino Cesanese puo’ essere ottenuto dolce; in tal caso e’ un ottimo vino da dessert, ma anche da pasto (soprattutto se accoppiato a piatti agresti) in versione tranquilla, vivace, frizzante e spumante.  Il Cesanese dolce vede fortemente accentuate le sue qualita’ organolettiche, purche’ sia consumato entro la primavera successiva alla sua produzione

Tra i diversi tipi Cesanese, quello "del Piglio", è senz'altro il più famoso ed è considerato a giusto titolo il migliore.

Un vino di antichissima tradizione, già nell'età antica, al tempo dei Romani,l'imperatore Nerva colpito dalla squisitezza del vino del Piglio, costruì una sua residenza imperiale i cui resti sono tuttora visibili.  Si narra poi che nel Medio Evo questo fosse il vino prediletto da Federico II di Svevia per le sue battute di caccia e testimonianze ancora più certe lo danno come il preferito tra i vini dei papi anagnini, Innocenzo III e Bonifacio VIII

Il vitigno da cui il vino Cesanese del Piglio ha origine è il Cesanese di Affile, molto sensibile alle caratteristiche del territorio nel quale è allevato: altitudine, composizione del suolo, distanza dal mare e clima più in generale, che varia in funzione della sua ubicazione geografica ed  è  molto sensibile all'andamento climatico delle varie annate di produzione

Un vino quindi con caratteri molto spinti di esclusività, unico di anno in anno, ma sempre contraddistinto dal suo colore rosso rubino che con l'invecchiamento tende al granato, dal caratteristico profumo e sapore di visciola che nelle migliori annate si fa dolce amarena, e che può a tratti ricordare le praline ripiene di amarena sotto spirito quando il vino matura in piccole botti.  Polposo, morbido e dal finale lievemente ammandorlato, la tradizione lo vuole in abbinamento con le castagne nella sua gioventù, con l'agnello o le locali salsicce in mezza età, con pietanze importanti a base di carni rosse a maturità raggiunta

La Doc/Docg

Dal 1973 vino a Denominazione di Origine Controllata, il Cesanese del Piglio viene prodotto nei territori comunali di Piglio, Serrone, Acuto, Anagni e Paliano. Esso completa, insieme a quello di Affile e quello di Olevano Romanola trilogia delle Doc laziali derivate dal vitigno cesanese, che trova in quest'angolo del mondo il suo habitat ottimale

Dall’Agosto del 2008 il Cesanese del Piglio ha ottenuto la Denominazione di Origine Controllata e Garantita ottenendo, grazie ai risultati conseguiti dai produttori negli ultimi 10 anni, il riconoscimento più ambito per un comparto vitivinicolo territoriale nel nostro paese; tale traguardo ha avuto ancor più valore essendo la prima ed unica DOCG sul territorio laziale

Gli ettari vitati attualmente sono circa 150.  Dopo un periodo lungo di estirpazioni, da circa dieci anni un nuovo slancio produttivo ha portato al reimpianto di circa 70 ettari di vigneti.  La produzione annua varia dai 3.000 ai 6.000 hl in funzione delle annate

 

Foto di  Giorgio Campioni, Gerardo Forti, Pietro Scerrato,  Emilia Trovini, Enzo Sorci, Luigi Strano, Luca Bellincioni, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.   

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Ultimo aggiornamento

Giovedi 19 Novembre 2020