Il fiume Melfa

Nella verdissima valle di Canneto, luogo ameno e centro di culto cristiano nel parco nazionale d’Abruzzo-Lazio-Molise, nasce uno dei fiumi più belli del centro Italia. Qui, dalla roccia del Monte Petroso, sgorgano le acque gelide e limpide del Fiume Melfa.

Data:
23 Settembre 2020
Immagine non trovata

L’origine etimologica del fiume, lungo poco più di 40km, si fa risalire al nome di una divinità pagana, venerata prima dell’avvento del Cristianesimo nella valle. Si tratta della dea Mefiti, dea degli uomini, pastori ed agricoltori e guerrieri. Infatti, nell’anno 1958, durante la realizzazione delle captazioni idriche dell’Acquedotto degli Aurunci, in Val Canneto, sono stati rinvenuti resti di un tempio pagano fatto risalire al IV secolo a.C

Lì oggi sorge il maestoso santuario della vergine bruna di Canneto. Gran parte dei resti del tempio sono ancora oggi sommersi da detriti alluvionali sparsi nella piana sottostante la chiesa. Più volte è stata avanzata la richiesta di procedere allo scavo archeologico al fine di riportare alla luce testimonianze di un antico culto e di una civiltà, ma l’impresa è stata sempre considerata troppo onerosa e di difficile attuazione. Resti del tempio pagano si trovano ancora oggi conservati presso la Cripta del santuario di Canneto.

La sorgente del fiume Melfa

La sorgente del Melfa, da sempre identificata con quella di Capo d’Acqua, immediatamente sotto la chiesa, è in realtà una delle tante sorgenti del Melfa, che in passato formava sotto la chiesa un immenso lago, oggi in parte risorto grazie all’intervento del Parco.

In passato, ricordano gli anziani del luogo e pellegrini,“il santuario giaceva solitario, di pietra levigata, costruito su una terrazza rocciosa e dominante su una conca che raccoglieva le acque dei ruscelli provenienti dall’Acquanera, dal Petroso e dalla Valle del Meta”.

E’ lecito quindi pensare che non esista una sola sorgente, ma più sorgenti che unendo le loro acque formassero un lago da cui partisse poi il corso del Melfa. Di quei ricordi la realtà ha difeso solo le fonti dell’Acquanera e di Capo d’Acqua. Queste sono solo alcune delle sorgenti che sgorgano abbondanti in inverno, meno floride d’estate, ma pur sempre ricche di fascino per il contesto ambientale in cui si trovano e che accompagnano gli escursionisti al Monte Meta ed al valico dei Tre Confini fino al rifugio di Forca Resuni o al passaggio dell’orso...

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Foto di Marco Cinelli, Franco Carnevale, Tommasino Marsella, Marco Pantanella, Tonino Bernardelli, Francesco Raffaele, Alberto Bevere, Massimo Palozza, Francesco Picano, Dario Scarapicchio,  che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.   

 

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Ultimo aggiornamento

Venerdi 01 Ottobre 2021