Veroli e la Scala Santa

Veroli fu fondata nel primo millennio a.C. dagli Ernici, ramo del numeroso popolo sabino. La città, secondo la tradizione, fu cristianizzata da Santa Salome, una delle pie donne del Vangelo, madre degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni l’Evangelista. La chiesa a lei dedicata ne conservale la sacre reliquie

Data:
23 Settembre 2020
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Veroli, antica città della provincia di Frosinone, fu fondata nel primo millennio a. C. dagli Ernici, ramo del numeroso popolo sabino.

Fece parte della Lega Ernica insieme a Ferentino, Alatri e Anagni. Fu alleata di Roma nella lotta contro Equi e Volsci, l’alma Urbs la riconobbe come municipium.  La città, secondo la tradizione, fu cristianizzata da Santa Salome, una delle pie donne del Vangelo, madre degli apostoli Giacomo il Maggiore e Giovanni l’Evangelista.  La chiesa a lei dedicata ne conservale la sacre reliquie.

E’ ancora la tradizione locale a tramandare la notizia del passaggio di San Benedetto a Veroli, nel 529 d. C., anno della fondazione della chiesa di S. Erasmo.  Nell’VIII secolo Veroli era già sede vescovile ed importante città del “Patrimonium Sancti Petri”.  Fu sede del conte della provincia di  Campagna e Marittima; il suo territorio vide il passaggio di papi ed imperatori e fu terreno di scontri e battaglie. Papa Alessandro III (1159-1181) dimorò a Veroli. Nel 1035 venne fondata, da quattro pii ecclesiastici verolani, l’Abbazia di Casamari dove, intorno alla metà del XII secolo, venne introdotto l’Ordine Cistercense, tra i più importanti in Europa, fondato da San Roberto, abate di Molesme.

Pure l’istituzione comunale vide la luce in questa antica città  in cui è documentata  nel 1134 la prima testimonianza dei consoli nel Lazio meridionale.  Nel corso dei secoli  l’abitato antico si è ampliato  con lo sviluppo di vari rioni; in tutto il paese sono sorte attività artigianali, istituti di cultura ed istituti religiosi. Tra le attività artigianali ricordiamo la lavorazione del rame, del ferro, della ceramica, dei tessuti.

Nel 1538 fu fondata dai fratelli Franchi la prima scuola pubblica di lettere e  retorica. La sensibilità religiosa ha sempre contraddistinto il popolo verolano; ad essa si deve la nascita di molte confraternite che hanno svolto un’importante attività di assistenza spirituale e materiale nel corso dei secoli.

Nacquero a Veroli gli umanisti Giovanni Sulpicio, maestro di grammatica latina di Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, e Aonio Paleario, che simpatizzò per alcune idee della Riforma protestante. Nel 1600 iniziò la costruzione del Seminario e nel 1773 venne fondata la Biblioteca Giovardiana a beneficio di tutti i cittadini.

Le idee riformatrici della Rivoluzione francese si diffusero anche nella nostra cittadina dove fu innalzato l’albero della libertà. Tornata nell’orbita della Chiesa, nel 1870 Veroli entrò  a far parte del Regno d’Italia. Nel periodo di transizione però i nostri monti, a confine tra Regno d’Italia e Stato Pontificio, ospitarono famosi briganti. Dopo l’Unità Veroli riconfermò la sua importanza di città di fede e cultura ancora oggi testimoniata dai numerosi beni storico-artistici in essa conservati.

Testi a cura di Loredana Stirpe  e  Beatrice Creatro - Comune di Veroli

Veroli sorge su un rilievo dei Monti Ernici, a 594 m. s.l.m e domina l’area interna che collega le valli del Sacco e del Cosa con la conca sorana. In alto sorge l’acropoli, di antichissima origine, sul colle più basso la città vera e propria. La città è il comune più esteso della provincia di Frosinone.  Il punto più alto è la Rocca di San Leucio, a 672 m s.l.m. .

*Il Borgo di San Leucio è situato nella parte settentrionale dell’abitato di Veroli. Fin dall’epoca della fondazione della città la zona di S. Leucio è stata il perno del sistema di difesa poichè dall’alto dei suoi 672 m s.l.m. dominava tutto l’abitato antico.

Gli   Ernici  eressero delle imponenti mura megalitiche il cui percorso si snodava, sul lato orientale dell’insediamento, da nord a sud; esse culminavano sulla vetta di S. Leucio nei pressi della quale era la omonima Porta di ingresso da nord ovest.    

Nel Medioevo le fortificazioni seguirono il tracciato della cinta muraria ernica e nel X secolo sulla vetta di S. Leucio, a 672 m s.l.m. fu costruita la Rocca, torrione in cui fu imprigionato papa Giovanni XIII nel 965 d.C. e fu ospitato papa Alessandro III in fuga verso Benevento dalla città di Roma invasa da Federico Barbarossa. Tra l'XI-XII sec. le mura ciclopiche furono ristrutturate laddove erano crollate e munite di torri merlate e aggettanti. Le mura e le torri furono in parte danneggiate nel  1406 quando Ladislao di Durazzo, re di Napoli e Ungheria, attaccò la città.

La chiesa di San Leucio

Oggi è difficile seguire il tragitto completo di tutto il sistema di difesa ma un notevole tratto di esso si è conservato proprio in corrispondenza del Borgo S. Leucio e può essere ammirato attraverso una passeggiata archeologica che parte dalla  Rocca e si snoda lungo il versante orientale, in direzione sud. All’interno della cinta di difesa, a poco distanza dalla rocca sorge  la chiesa di S. Leucio, delicata costruzione romanica cui è affiancato un antico cimitero.

Un’epigrafe murata sulla parete sinistra della navata unica,  ci informa che fu dedicata a S. Leucio, vescovo confessore,  nel 1079 sotto il pontificato di papa Gregorio VII. Qui si conservano affreschi ottocenteschi e la cappella Fiorini, ex-voto dedicata a Santa Salome.

Edifici di varia epoca prospettano su Via Aonio Paleario, che attraversa il borgo, e sui vicoli che da essa si dipartono scendendo verso Via del Deserto. Tra le costruzioni si conservano case e botteghe medievali ed antichi orticelli recintanti da mura in pietra. Da S. Leucio si scende al centro storico attraversando il rione S. Angelo in cui sorge l’omonima chiesa ottocentesca famosa per uno dei più bei sepolcri realizzati nel giovedì santo.** (Da * a ** testo: Comune di Veroli)   

Il borgo di Santa Croce

*L’antico borgo di Santa Croce ha conservato l’architettura e l’ambiente medioevali, non soltanto grazie alle sue antiche case con elementi romanici e gotici, con archi e bifore, ma anche per le sue attività artigianali che ancora vengono esercitate con perizia e pazienze nelle “botteghe”, lungo le strette e tortuose vie. 

La Porta Santa Croce si è conservata intatta nel suo aspetto medievale; fu costruita intorno all’XI-XII secolo. Si presenta oggi come un imponente arco  a tutto sesto in pietra, con un muro a scarpa di rinforzo ai lati e, al di sopra, i resti della sopraelevazione a due piani che potenziava la funzione di difesa.

Prima di salire verso Via Cavour, si nota il Palazzo di Santa Croce o Palazzo Quinones dall’omonimo Cardinale che vi ha vissuto e che fu prefetto di Veroli nella prima metà del ‘500. Una graziosa bifora gotica rende più elegante la facciata, sulla quale spicca una croce traforata, simbolo del titolo del Cardinale di Santa Croce, mentre nella parte posteriore, la corte, ancora ben conservata, dà un aspetto caratteristico a questo palazzetto austero ed elegante. Oggi uno degli ambienti dell'antico palazzo ospita una mostra permanente di oggetti, strumenti e prodotti tipici dell'artigianato verolano e della locale tradizione contadina.**
Testo da * a **  Pro loco Veroli

Il Duomo di Sant'Andrea

Il Duomo di Sant’Andrea sorge su Piazza Mazzoli che occupa l’area del Foro romano. La cattedrale fu costruita nel IV secolo sui resti di un tempio pagano; il documento epigrafico più antico ad essa riferito è un’iscrizione funeraria che ricorda la sepoltura del presbitero Marturio avvenuta nel 384 d.C.  A partire dalla seconda metà del secolo XI, ad opera del vescovo Alberto, sotto il pontificato di Gregorio VII, l’originaria basilica paleocristiana fu radicalmente trasformata in una costruzione di impianto romanico.

Il terremoto del 1350 danneggiò grandemente l’edificio. Nel corso dei secoli poi la chiesa fu rimaneggiata sia all’interno che all’esterno per cui oggi si ammira un rosone gotico perfettamente conservato sulla settecentesca facciata, mentre l’originario impianto romanico è mantenuto sotto gli intonaci ed i rivestimenti barocchi dell’interno. Nell’abside una tela di Giuseppe Passeri (1654-1714) raffigura il Martirio dell’apostolo Andrea, fratello di Pietro.

La Cappella del Tesoro

Nella navata destra si trova la Cappella del Tesoro in cui si custodiscono frammenti architettonici della chiesa altomedievale, l’epigrafe paleocristiana ed una interessante raccolta di arredi sacri di varia epoca (preziosi reliquiari, ostensori, calici ministeriali).  Ben esposto alla visione dei fedeli è il Busto di Santa Salome, reliquiario in argento dorato ed in stile bizantino realizzato nel 1209.

Un’importante stauroteca in argento dorato custodisce un frammento del Santo Legno della Croce di Cristo: è la Croce Santa su cui è riportato il nome dell’abate di Casamari, Giovanni Bove, che nel 1291 la fece realizzare. Sul recto della croce sono modellati, a sbalzo, il Cristo trionfante al centro, sui bracci Santa Salome, San Giovanni, San Pietro ed un angelo recante il disco solare a otto raggi; sul verso un coperchio in filigrana, in passato, copriva la reliquia della Croce mentre i bracci recano i simboli dei quattro evangelisti.  

Fanno parte di questa preziosa collezione alcuni cofanetti-reliquiario in avorio; il più antico di essi  fu acquistato, nel XIX secolo, dal Victoria and Albert Museum di Londra e lì è tutt’ora conservato. Alcuni dei cofanetti, la Croce Santa ed altri reliquiari custoditi nella cappella, appartennero all’Abbazia di Casamari  fino al XVI secolo, quando l’abate li trasferì nella cattedrale di Veroli per garantirne la sicurezza.
Testo: Comune di Veroli

Basilica di Santa Maria Salome

La Basilica di Santa Salome è il principale luogo di culto di Veroli; è dedicata alla madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, una tra le prime donne ad annunciare la Resurrezione di Cristo.    

La Basilica fu costruita sopra il luogo dove nel 1209 furono ritrovati i resti della Santa, luogo corrispondente oggi all'attuale cripta, nella quale sono custoditi l’affresco del XIII secolo rappresentante il Cristo Pantocrator con i Santi venerati a Veroli, tra cui Salome e i due figli, e l'urna di pietra nella quale dopo la scoperta furono inizialmente conservate le reliquie della Santa.

Intorno al sepolcro fu costruito un oratorio, detto degli innocenti. La Basilica, distrutta da un terremoto nel XIV secolo, fu ricostruita nel 1492. Durante il terremoto la chiesa subì gravi danni e le reliquie furono traslocate nella Cattedrale, per tornare di nuovo alla basilica nel 1742.

L’interno è diviso in tre navate. Tra i numerosi affreschi di pregio qui custoditi, possiamo ammirare innanzitutto nell’abside centrale la cinquecentesca tela di Santa Salome, del Cavaliere d’Arpino, con le figure dei Santi Apostoli Giovanni e Giacomo.  Davanti all’altare maggiore vi è la Confessione, prezioso mausoleo marmoreo fatto costruire dal vescovo Tartagni nel 1742, nel quale si conservano attualmente le reliquie di Santa Salome e dei suoi compagni Biagio e Demetrio.  Nella seconda cappella della navata destra il vescovo Tartagni fece costruire una Scala Santa di dodici scalini, salendo la quale si può ottenere l’indulgenza secondo quanto stabilito da papa Benedetto XIV nel XVIII secolo.

La Scala Santa

La Scala Santa venne eretta nel luogo in cui furono ritrovati, nel 1209, i resti della Santa testimone del martirio di Cristo e madre degli Apostoli: Giacomo il Maggiore e Giovanni l’Evangelista.

Nella Basilica superiore, il vescovo di Veroli, Lorenzo Tartagni, agli inizi del ‘700, fece realizzare la “Scala Santa”, composta da dodici gradini di marmo. Per concessione di Papa Benedetto XIV, salendo genuflessi questa Scala si lucra la stessa indulgenza che Papa Sisto V concesse alla Scala Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano di Roma.

All’undicesimo gradino è custodita una reliquia della Croce del Calvario. Alla sua sinistra, una scala semicircolare permette di scendere nella sottostante Cripta degli Innocenti, dove sotto un altare si cela uno stretto passaggio verso un locale sotterraneo ove si conserva una lastra testimone del ritrovamento del corpo della Santa.  Sulla parete di fondo della cappellina centrale si può ammirare la tela della Deposizione di Antonio Cavallucci di Sermoneta (1752- 1795).

Nella  Basilica, oltre la Cripta dove è stata sepolta la patrona, vi sono alcune cappelle ed un presbiterio con dipinti ed affreschi notevoli. 

Altre rilevanti testimonianze dell’arte e della cultura sono il convento benedettino (1580) la cui chiesa è dedicata alla Beata Fortunata Viti, in cui è possibile visitare la chiesa romanica dei Franconi, interessante per gli archetti d’epoca lombarda. e la Biblioteca Giovardiana, monumentale testimonianza della cultura verolana donata alla Città ernica da Mons. Giovardi nel 1773 e dotata di oltre 20.000 volumi, 400 manoscritti, 42 incunaboli, 10 volumi di incisioni, bolle papali, pergamene miniate, monete antiche e numerosi documenti storici.

La Basilica di Sant'Erasmo

Nella Basilica di Sant’Erasmo, dove tra l’altro è avvenuto il miracolo eucaristico dell’ostia incarnata, nel 1170 Papa Alessandro III unì in matrimonio il nipote Ottone Frangipane con la nipote dell’Imperatore greco Comneno.  All'interno pregiati affreschi e l’integro portico. 

*A pochi metri da Porta Romana, salendo per Via Garibaldi e passando davanti ad archi e bifore e tra pareti fortificate di abitazioni medievali, si giunge alla Basilica di Sant'Erasmo.

La Basilica fu fondata su un preesistente oratorio costruito da San Benedetto e dai suoi discepoli, che si erano fermati a Veroli nel 529, durante il viaggio di trasferimento da Subiaco a Montecassino. La costruzione venne finanziata da un cittadino di Veroli, Valentiniano, che poi raggiunse San Benedetto a Montecassino, seguì la vita monastica e per molti anni fu abate del monastero di San Pancrazio, presso il Laterano. Fu proprio Valentiniano una delle fonti da cui San Gregorio Magno attinse le notizie utili per scrivere la vita del Santo Patriarca. I Benedettini restarono a Sant'Erasmo fino al XII sec., quando vennero sostituiti da canonici regolari.

Lo stile romanico si rinviene nella facciata con portico a tre archi del 1104-1127, nel campanile con bifore romaniche (già antica torre romana come quella della Cattedrale) e nelle tre imponenti absidi, ben visibili dalla strada sottostante, uscendo da Porta Romana.  La parte superiore della facciata fu modificata da un architetto di nome Martino con l'apertura di ampie finestre settecentesche; alle basi delle cornici che sovrastano i due archi laterali si possono osservare alcune figure di "mostri", dalle cui bocche escono motivi e fregi ornamentali: tali figure risentono dell'influenza delle credenze e delle leggende medievali e del fantastico e misterioso mondo orientale.  

Le altre decorazioni della facciata, come pure la cornice centrale, furono eseguite, secondo il parere del Prof. A. Scaccia Scarafoni, da maestranze benedettine, che lavorarono anche in altri centri e monumenti abruzzesi. La doppia scalinata che immette nel portico fu costruita nel '700.

Nell'interno, una grande tela posta in fondo alla navata sinistra, voluta da Mons. Giovardi e dipinta nel 1747 da Sebastiano Conca (o forse da T. Kuntze, secondo M. Stirpe), ricorda l'incontro avvenuto nel 1170 nella Basilica di Sant'Erasmo, alla presenza di sedici cardinali e dei rappresentanti della Lega Lombarda, tra il Papa Alessandro III ed Everardo Vescovo di Bamberga, inviato dell'Imperatore Federico Barbarossa, per cercare le condizioni di una possibile pace.  Lungo la stessa navata è situato un quadro: il Battesimo di Gesù, che viene attribuito ad un anonimo allievo del Maratta.

Nella Cappella del Sacramento è custodito un prezioso  calice in argento dorato, della fine del XIV secolo, dove l'Ostia consacrata il 26 Marzo 1570 operò grandi prodigi, confermati e convalidati poi da testimonianze giurate e da processi.   Adesso il calice viene utilizzato per la celebrazione della Santa Messa, una volta l'anno, il martedì dopo Pasqua. Vi sono conservati, inoltre, un "encolpio" bronzeo, una croce pettorale del secolo XI con le figure del Crocifisso, della Madonna e di vari santi, e un martirologio pergamenaceo del secolo XII. Quest'ultimo, scritto in caratteri gotici italiani, è stato restaurato a cura del Vaticano ed in seguito ne è stato trascritto, catalogato e pubblicato il primo volume con le pergamene relative agli anni 937-1199. Il volume è inserito nei Regesta Chartarum Italiae, curati dall'Istituto Storico Italiano per il Medioevo.**

(Da * a** Fonte testo www.prolocoveroli.it)

Chiesa di San Michele Arcangelo  

Salendo ancora per Via Garibaldi, oltrepassato l'Ospedale, si prosegue per Via Aonio Paleario, che si insinua tra le antiche case, ordinate e ben conservate, del quartiere medievale.
Subito a sinistra, si nota la chiesa di San Michele Arcangelo, ricostruita nel XIX secolo, con scalinata e pronao a quattro colonne; all'interno, sull'altare, una tela ovale raffigura San Michele Arcangelo, copia del Reni.

Monastero Benedettino di Santa Maria dei Franconi

La chiesa, annessa al monastero benedettino fondato nel 1580, risale all’XI-XII secolo.  La facciata, rimasta in piedi dopo il terremoto del 1350, mostra i caratteri dell’architettura romanica, con gli archetti ciechi di coronamento e il severo portale sormontato da ornati di scuola benedettina.

La controfacciata presenta un affresco del 1674: "Crocifissione con veduta di Veroli". All’interno, una parete della chiesa fu affrescata nel sec. XVIII. La parete di fondo, invece, fu dipinta dal pittore F. Frezza (sec. XVII).

Sotto il presbiterio della chiesa si trova "l'Oratorio di Sant’Onofrio": una costruzione più antica della chiesa stessa addossata alle mura perimetrali della città, è formata da due campate con sei pilastri, quattro angolari e due centrali. È interessante notare l’ardita forma architettonica dell’Oratorio, con archi, costoloni e volte a crociera, che in seguito servì da modello per altre grandiose e più conosciute costruzioni gotiche come l’Abbazia di Casamari.

Curiosità: Il luogo di culto deve la sua denominazione “Franconi” al termine con cui la popolazione locale indicava i Cavaleri Templari ai quali la chiesa sembra che appartenesse. A suffragare questa ipotesi, oltre a vari segni distintivi incisi sugli stipiti del portale,  propri dei rossocrociati, c'è il fatto che la chiesa è menzionata in una citazione al processo contro tale Ordine, riportata in un antico manoscritto dell’Archivio Segreto Vaticano risalente al 1310.

Chiesa Madonna degli Angeli e Cona di San Mauro

*La Chiesa della Madonna degli Angeli si trova a circa due chilometri dal centro storico di Veroli in direzione della contrada del Giglio.

L’edifico fu costruito a partire dal XVI secolo ed inglobò una cona medievale, detta “cona di san Mauro”, eretta sul luogo dove era stata ospitata Santa Salome, una delle pie donne del Vangelo, madre degli apostoli San Giovanni l’Evangelista e San Giacomo il Maggiore. Infatti, secondo la tradizione locale, la santa sarebbe giunta a Veroli con San Pietro ed un gruppetto di compagni; nella zona dell’Ondola, presso la casa di Mauro, fu ospitata con Biagio e Demetrio; i tre evangelizzarono la città ma mentre Biagio e Demetrio furono martirizzati in “loco tribunali”.  Salome morì in tarda età e fu sepolta all’Ondola.

La cona fu decorata nel XV secolo con le immagini della santa, dei suoi compagni e di Mauro sulle pareti laterali. Sul fondo della piccola edicola è rappresentata una delicata Madonna del latte, figura che ha sempre avuto grande venerazione soprattutto nella campagna, dove le donne la pregavano in particolar modo quando diventavano madri. Nell’affresco la Madonna col Bambino in trono sono collocati su un pavimento prospettico a mattonelle bianche e nere che li proietta su un bellissimo paesaggio di fondo che sembra descrivere un porto e di cui si apprezzano ancora oggi la delicatezza dei colori e l’accuratezza dei dettagli.

Sulla piccola volta il Padre Eterno Benedicente. Gli affreschi sono attribuiti al pittore Antonio Aquili, meglio noto come Antoniazzo Romano (1461-1510). La cona divenne meta di pellegrinaggio da parte dei Minori Osservanti del convento di San Martino di Veroli che vi si recavano, con gran concorso di popolo, il 2 agosto di ogni anno per ricordare la dedicazione della chiesa di Santa Maria degli Angeli in Assisi.

Per questo quando il vescovo, nel XVI secolo,  decise di costruire una chiesa attorno alla Cona di San Mauro, essa fu intitolata alla Madonna degli Angeli. L’edificazione della chiesa si protrasse dal 1548 al 1600 tra varie interruzioni. Tra le opere d’arte successive ricordiamo una Crocifissione del XVII secolo in cui S. Giovanni e la Madonna sono dipinti ai lati di un Crocifisso ligneo.**

Testo: da * a ** Aironeinforma

Prato di Campoli

Nel perimetro del comune di Veroli ricade un’amena località naturalistica, Prato di Campoli. Con i suoi 1143 metri d'altitudine, è anche un importante punto di partenza per escursioni su diverse cime dei Monti Ernici.   

A nord del pianoro troviamo la seconda cima più alta dei Monti Ernici:  Pizzo Deta (2041 m s.l.m.).  Ad ovest altre cime che sfiorano i 2000 metri di quota, tra le quali c'è anche la prima cima più alta dei Monti Ernici: Monte Passeggio (2064 m s.l.m.). A sud troviamo il comune di Veroli, mentre ad est c'è un'estesa faggeta, che separa il pianoro dalla Valle Roveto.

MANIFESTAZIONI 

Fasti Verulani.

Il più importante tra gli eventi culturali che si svolgono nel comune di Veroli sono i Fasti Verulani, festival internazionale del teatro di strada, la cui prima edizione ha avuto luogo nel 1999; nell'ultima settimana di luglio artisti italiani e stranieri, giocolieri, clowns, acrobati, mimi e musicisti, invadono le strade e le piazze del centro storico verulano, offrendo i loro spettacoli ai numerosi turisti.

In estate si svolgono il Festival Lirico di Casamari, che ha luogo nei giardini della celebre abbazia, e la rassegna nazionale di musica popolare Ernica Etnica.  

Testo: Wikipedia

Foto di Enzo Sorci, Gerardo Forti, Antonio Grella, Augusto Cestra Photo, Emilia Trovini, Alberto Bevere, Tonino Bernardelli, Fabrizio Monti, Pietro Scerrato, Maurizio Ciliegi, Ferdinando Potenti, Giacomo Salomone, Rocco Maltesi, Milena Rignanesi, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.  

La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di esclusiva proprietà dell'autore.

Ultimo aggiornamento

Mercoledi 31 Marzo 2021