Veroli e la Scala Santa

Veroli è un comune di 20.798 abitanti. La città, situata sopra un rilievo dei Monti Ernici, si trova a 617 metri di altezza. Il punto più alto è la Rocca di S. Leucio, che tocca gli 800 metri.

Data:
23 Settembre 2020
Immagine non trovata

*Il Borgo di San Leucio è situato nella parte settentrionale dell’abitato di Veroli. Fin dall’epoca della fondazione della città la zona di S. Leucio è stata il perno del sistema di difesa poichè dall’alto dei suoi 672 m s.l.m. dominava tutto l’abitato antico.

Gli   Ernici  eressero delle imponenti mura megalitiche il cui percorso si snodava, sul lato orientale dell’insediamento, da nord a sud; esse culminavano sulla vetta di S. Leucio nei pressi della quale era la omonima Porta di ingresso da nord ovest.    

Nel Medioevo le fortificazioni seguirono il tracciato della cinta muraria ernica e nel X secolo sulla vetta di S. Leucio, a 672 m s.l.m. fu costruita la Rocca, torrione in cui fu imprigionato papa Giovanni XIII nel 965 d.C. e fu ospitato papa Alessandro III in fuga verso Benevento dalla città di Roma invasa da Federico Barbarossa. Tra l'XI-XII sec. le mura ciclopiche furono ristrutturate laddove erano crollate e munite di torri merlate e aggettanti. Le mura e le torri furono in parte danneggiate nel  1406 quando  Ladislao di Durazzo, re di Napoli e Ungheria, attaccò la città.

La chiesa di San Leucio

Oggi è difficile seguire il tragitto completo di tutto il sistema di difesa ma un notevole tratto di esso si è conservato proprio in corrispondenza del Borgo S. Leucio e può essere ammirato attraverso una passeggiata archeologica che parte dalla  Rocca e si snoda lungo il versante orientale, in direzione sud. All’interno della cinta di difesa, a poco distanza dalla rocca sorge  la chiesa di S. Leucio, delicata costruzione romanica cui è affiancato un antico cimitero.

Un’epigrafe murata sulla parete sinistra della navata unica,  ci informa che fu dedicata a S. Leucio, vescovo confessore,  nel 1079 sotto il pontificato di papa Gregorio VII. Qui si conservano affreschi ottocenteschi e la cappella Fiorini, ex-voto dedicata a Santa Salome. 

Edifici di varia epoca prospettano su Via Aonio Paleario, che attraversa il borgo, e sui vicoli che da essa si dipartono scendendo verso Via del Deserto. Tra le costruzioni si conservano case e botteghe medievali ed antichi orticelli recintanti da mura in pietra. Da S. Leucio si scende al centro storico attraversando il rione S. Angelo in cui sorge l’omonima chiesa ottocentesca famosa per uno dei più bei sepolcri realizzati nel giovedì santo.** (Da * a ** testo: Comune di Veroli)   

*L’antico borgo di Santa Croce ha conservato l’architettura e l’ambiente medioevali, non soltanto grazie alle sue antiche case con elementi romanici e gotici, con archi e bifore, ma anche per le sue attività artigianali che ancora vengono esercitate con perizia e pazienze nelle “botteghe”, lungo le strette e tortuose vie. 

La Porta Santa Croce si è conservata intatta nel suo aspetto medievale; fu costruita intorno all’XI-XII secolo. Si presenta oggi come un imponente arco  a tutto sesto in pietra, con un muro a scarpa di rinforzo ai lati e, al di sopra, i resti della sopraelevazione a due piani che potenziava la funzione di difesa.

Prima di salire verso Via Cavour, si nota il Palazzo di Santa Croce o Palazzo Quinones dall’omonimo Cardinale che vi ha vissuto e che fu prefetto di Veroli nella prima metà del ‘500.

Una graziosa bifora gotica rende più elegante la facciata, sulla quale spicca una croce traforata, simbolo del titolo del Cardinale di Santa Croce, mentre nella parte posteriore, la corte, ancora ben conservata, dà un aspetto caratteristico a questo palazzetto austero ed elegante. Oggi uno degli ambienti dell'antico palazzo ospita una mostra permanente di oggetti, strumenti e prodotti tipici dell'artigianato verolano e della locale tradizione contadina.**
Testo da * a **  Associazione pro Loco Veroli

Veroli sarebbe presente già dal XII secolo a.C.

L'antica Verulae era uno dei paesi alleati di Roma, come testimoniano le tavole dei Fasti verulani: un calendario romano di marmo, risalente al I secolo d.C., una straordinaria testimonianza dell’importanza della Città, dapprima avversaria e poi fedele a Roma, dove sono incisi i primi tre mesi dell’anno del calendario romano.

Nel 743 diviene sede vescovile, come ancora oggi testimoniano le numerose chiese presenti sul territorio.  

Tutte le chiese, nel giorno del Giovedì santo, organizzano una commemorazione floreale di uno dei passi della vita del Cristo o della sua resurrezione.

Particolarmente evocativa risulta quella della Madonna dell'Addolorata: la chiesa nel Venerdì santo è drappeggiata a lutto e la Madonna, con il cuore trafitto da un pugnale piange sulla salma del figlio. La statua di questa Madonna ha i capelli veri, dono votivo di una donna del paese. Anche il suo velo, sempre nero, è un dono di una donna verolana.

Gli ex voto più pittoreschi possono essere visti nella cappella della Madonna dell'Olivella, situata nella parte bassa del paese: all'Olivella, per l'appunto.   

Veroli resta a tutt'oggi un paese legato alla tradizione cattolica, ed alla sua tradizione più in generale. Sul territorio sorgono infatti numerose chiese, e per ognuna vi è un culto particolare dedicato.

Veroli fu una delle più importanti Città Erniche ed inizialmente, assieme alle altre,  contrastò vivacemente l’espansione di Roma nel Lazio. Divenne libero Municipio dal IV secolo a. C.

Una epigrafe del IV secolo e numerosi oggetti rinvenuti in alcune tombe testimoniano il rapido propagarsi della fede cristiana nella zona.                                                                                        
                                                                                             
I fatti principali che caratterizzarono nel passato la Città furono:

l’imprigionamento di Papa Giovanni X nella Rocca di S. Leucio nel 928,
l’incontro nella basilica di S. Erasmo tra Alessandro III e gli inviati del Barbarossa nel 1170, 
gli accordi che cercarono Onorio III e Federico II per organizzare la terza Crociata.      

Illustri cittadini verolani hanno partecipato alla storia della Città e dell’Italia:
l’umanista Giovanni Sulpicio, commentatore di Vitruvio;
il capo della Riforma in Italia, Aonio Paleario, arso a Roma nel 1570;
Giovanni Trulli, famoso chirurgo lettore di chirurgia all’Università di Roma dal 1637 al 1643;
l’archeologo Amedeo Maiuri, scopritore degli scavi di Pompei.    

Ma Veroli non è solo storia. Una visita alla Città ernica, ubicata nel cuore della Ciociaria ad appena 15 minuti dall’uscita di Frosinone lungo l’A1 Roma-Napoli, offre al turista svariati motivi di conoscenza, sia per la scoperta di opere architettoniche ed artistiche di rilevante spessore, sia per la scoperta di straordinarie bellezze paesaggistiche e naturalistiche.

Il Duomo di Sant'Andrea

Merita sicuramente una visita il Duomo di S. Andrea  ed il suo inestimabile “Tesoro”, eretto nel 1706, il cui storico rosone appartiene alla facciata originaria della chiesa distrutta dal terremoto del 1350.  

L'interno del Duomo, che custodisce un inestimabile Tesoro  - Foto di Pietro Scerrato

Tra gli oggetti principali del Tesoro, una grande croce in argento del 1291, un busto d’argento dorato sbalzato del XIII secolo e tantissimi reliquari d’argento e d’avorio dipinto davvero unici. Nell’archivio capitolare della Cattedrale vi sono 1200 pergamene dal IX secolo in poi, nonché pregevoli quadri d'epoca.

Basilica di Santa Maria Salome

La Basilica di Santa Maria Salome, dedicata alla madre degli apostoli Giacomo e Giovanni. Fu costruita nel luogo dove, nel 1209, furono ritrovati i resti della Santa, corrispondente all'attuale Cripta.

La Basilica di Santa Salome è il principale luogo di culto di Veroli; è dedicata alla madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, una tra le prime donne ad annunciare la Resurrezione di Cristo.    

La Basilica fu costruita sopra il luogo dove nel 1209 furono ritrovati i resti della Santa, luogo corrispondente oggi all'attuale cripta, nella quale sono custoditi l’affresco del XIII secolo rappresentante il Cristo Pantocrator con i Santi venerati a Veroli, tra cui Salome e i due figli, e l'urna di pietra nella quale dopo la scoperta furono inizialmente conservate le reliquie della Santa.

Intorno al sepolcro fu costruito un oratorio, detto degli innocenti. La Basilica, distrutta da un terremoto nel XIV secolo, fu ricostruita nel 1492. 

La Cripta della Basilica con gli affreschi del XIII sec. che rappresentano il Cristo Pantocrator con i Santi venerati a Veroli, tra cui Salome e i due figli 

Secondo la tradizione, Santa Salomè giunse nel Lazio in un anno imprecisato dopo un lungo pellegrinaggio, insieme ai santi Demetrio e Biagio. Stanca del viaggio, trovò ospitalità presso un uomo pagano, che ella convertì e battezzò col nome di Mauro. Sei mesi dopo morì, il 3 luglio.

Rispettosamente Mauro raccolse le spoglie per la sepoltura, racchiudendole in un'urna di pietra sulla quale incise le parole "Hae sunt reliquiae B. Mariae Matris apostolorum Jacobi et Joannis". Timoroso, però, di subire anch'egli il martirio, andò a nascondersi con l'urna nella grotta di Paterno, dove morì dopo tre giorni.

Qualche tempo dopo alcuni pagani trovarono l'urna di pietra e ne informarono l'autorità. Questi, credendo di trovarvi un tesoro, se la fece portare ed ordinò di aprirla. Deluso di avervi trovato soltanto vecchie ossa, ed ignorandone l'apartenenza, ordinò che fossero gettate con disprezzo sulla piazza in mezzo al paese.

Un uomo greco, che era riuscito a leggere l'iscrizione sulla cassa, comprendendone l'importanza decise di salvare il prezioso tesoro, e nottetempo si recò sulla piazza a recuperare le ossa, che avvolse in un panno e racchiuse in una nuova urna, che andò a nascondere fuori città, presso una rupe, in attesa di portarle con sè al ritorno in patria. L'uomo, però, morì prima di poter attuare il suo piano, e le ossa rimasero nuovamente abbandonate.

Giungiamo finalmente all'anno 1029, quando un uomo di nome Tommaso s'imbatté nel corpo del greco. Grazie all'apparizione in sogno di San Pietro, prima, e della stessa Maria Salomè, dopo, comprese la storia e scoprì il luogo dove erano nascoste le reliquie. Il ritrovamento avvenne il 25 Maggio, e l'avvenimento fu celebrato dal Vescovo di Penne, dall'abate di Casamari e da quello di Sant'Anastasia a Roma. Mentre i due vescovi sollevarono in aria le ossa per mostrarle alla folla, da una tibia si vide sgorgare del sangue vivo, e tutti gridarono al miracolo. La testa e le braccia vennero legate in teche d'argento e conservate nella tesoreria della Cattedrale, mentre le altre ossa furono racchiuse in una piccola urna e custodite sotto l'altare del piccolo oratorio che venne edificato sul luogo del ritrovamento. Più tardi al posto dell'oratorio sorse l'attuale basilica.

Durante il terremoto del 1350 la chiesa subì gravi danni e le reliquie furono traslocate nella Cattedrale, per tornare di nuovo alla basilica nel 1742.

L'interno della Basilica. Sono numerosi gli affreschi di pregio qui custoditi. L'opera più importante è la cinquecentesca tela di Santa Salome del Cavalier d'Arpino

L’interno è diviso in tre navate. Tra i numerosi affreschi di pregio qui custoditi, possiamo ammirare innanzitutto nell’abside centrale la cinquecentesca tela di Santa Salome, del Cavaliere d’Arpino, con le figure dei Santi Apostoli Giovanni e Giacomo, probabilmente del pittore Giuseppe Passeri.

Davanti all’altare maggiore vi è la confessione, prezioso mausoleo marmoreo fatto costruire dal vescovo Tartagni nel 1742, nel quale si conservano attualmente le reliquie di Santa Salome e dei suoi compagni Biagio e Demetrio.

L'Altare della Basilica di S. Maria Salome con gli addobbi solenni del giovedì Santo, giorno in cui si celebrano i santi Sepolcri.

Nella seconda cappella della navata destra il vescovo Tartagni fece costruire una Scala Santa di dodici scalini, salendo la quale si può ottenere l’indulgenza secondo quanto stabilito da papa Benedetto XIV nel XVIII secolo.

La Basilica di Santa Maria Salome (1773), patrona della Città di Veroli, è invece dotata della “Scala Santa”, una delle tre presenti al mondo, insieme a quelle di Roma e di Gerusalemme. 

La Scala Santa venne eretta nel luogo in cui furono ritrovati, nel 1209, i resti della Santa testimone del martirio di Cristo e madre degli Apostoli: Giacomo il Maggiore e Giovanni l’Evangelista. Nella Basilica superiore, il vescovo di Veroli, Lorenzo Tartagni, agli inizi del ‘700, fece realizzare la “Scala Santa”, composta da dodici gradini di marmo. Per concessione di Papa Benedetto XIV, salendo genuflessi questa Scala, si lucra l’indulgenza quotidiana di cento giorni e, una volta al mese, la stessa indulgenza che Papa Sisto V concesse alla Scala Santa della Basilica di San Giovanni in Laterano di Roma. All’undicesimo gradino è custodita una reliquia della Croce del Calvario. Alla sua sinistra, una scala semicircolare permette di scendere nella sottostante Cripta degli Innocenti, dove sotto un altare si cela uno stretto passaggio verso un locale sotterraneo ove si conserva una lastra testimone del ritrovamento del corpo della Santa.

Privilegio elargito il 30 giugno 1751 da Papa Benedetto XIV, salendo genuflessi i dodici gradini della Scala Santa di Veroli, si lucra la medesima indulgenza plenaria della Scala Santa di San Giovanni in Laterano in Roma.

Sulla parete di fondo della cappellina centrale si può ammirare la tela della Deposizione di Antonio Cavallucci di Sermoneta (1752- 1795).

Nella  Basilica, oltre la Cripta dove è stata sepolta la patrona, vi sono alcune cappelle ed un presbiterio con dipinti ed affreschi notevoli. 

Altre rilevanti testimonianze dell’arte e della cultura, sono il convento benedettino (1580) la cui chiesa è dedicata alla Beata Fortunata Viti, in cui è possibile visitare la chiesa romanica dei Franconi, interessante per gli archetti d’epoca lombarda e la “Biblioteca Giovardiana”, monumentale testimonianza della cultura verolana donata alla Città ernica da Mons. Giovardi nel 1773 e dotata di oltre 20.000 volumi, 400 manoscritti, 42 incunaboli, 10 volumi di incisioni, bolle papali, pergamene miniate, monete antiche e numerosi documenti storici.

La Basilica di Sant'Erasmo

Nella Basilica di Sant’Erasmo, dove tra l’altro è avvenuto il miracolo eucaristico dell’ostia incarnata, nel 1170 Papa Alessandro III unì in matrimonio il nipote Ottone Frangipane con la nipote dell’Imperatore greco Comneno.  All'interno pregiati affreschi e l’integro portico. 

*A pochi metri da Porta Romana, salendo per Via Garibaldi e passando davanti ad archi e bifore e tra pareti fortificate di abitazioni medievali, si giunge alla Basilica di Sant'Erasmo.

La Basilica fu fondata su un preesistente oratorio costruito da San Benedetto e dai suoi discepoli, che si erano fermati a Veroli nel 529, durante il viaggio di trasferimento da Subiaco a Montecassino. La costruzione venne finanziata da un cittadino di Veroli, Valentiniano, che poi raggiunse San Benedetto a Montecassino, seguì la vita monastica e per molti anni fu abate del monastero di San Pancrazio, presso il Laterano. Dopo, fu proprio Valentiniano una delle fonti da cui San Gregorio Magno attinse le notizie utili per scrivere la vita del Santo Patriarca. I Benedettini restarono a Sant'Erasmo fino al XII sec., quando vennero sostituiti da canonici regolari.

Lo stile romanico della facciata con portico a tre archi del 1104-1127, nel campanile con bifore romaniche (già antica torre romana come quella della Cattedrale) e nelle tre imponenti absidi, ben visibili dalla strada sottostante, uscendo da Porta Romana.

La parte superiore della facciata fu modificata da un architetto di nome Martino con l'apertura di ampie finestre settecentesche; alle basi delle cornici che sovrastano i due archi laterali si possono osservare alcune figure di "mostri", dalle cui bocche escono motivi e fregi ornamentali: tali figure risentono dell'influenza delle credenze e delle leggende medievali e del fantastico e misterioso mondo orientale.  

Le altre decorazioni della facciata, come pure la cornice centrale, furono eseguite, secondo il parere del Prof. A. Scaccia Scarafoni, da maestranze benedettine, che lavorarono anche in altri centri e monumenti abruzzesi.

La doppia scalinata che immette nel portico fu costruita nel '700.

La tela che rievoca l’incontro tra Federico Barbarossa e Papa Alessandro III, avvenuto nel 1170 proprio in questa Basilica, alla presenza di sedici cardinali e di una rappresentanza della Lega Lombarda, per accordarsi sulla pace. Il dipinto fu commissionato da mons. Giovardi al pittore Sebastiano Conca nel 1747 (o forse al pittore polacco T. Kuntze).

Nell'interno, una grande tela posta in fondo alla navata sinistra, voluta da Mons. Giovardi e dipinta nel 1747 da Sebastiano Conca (o forse da T. Kuntze, secondo M. Stirpe), ricorda l'incontro avvenuto nel 1170 nella Basilica di Sant'Erasmo, alla presenza di sedici cardinali e dei rappresentanti della Lega Lombarda, tra il Papa Alessandro III ed Everardo Vescovo di Bamberga, inviato dell'Imperatore Federico Barbarossa, per cercare le condizioni di una possibile pace.

Lungo la stessa navata è situato un quadro: il Battesimo di Gesù, che viene attribuito ad un anonimo allievo del Maratta. Nella cappella del Sacramento è custodito un prezioso calice in argento dorato, della fine del XIV secolo, dove l'Ostia consacrata il 26 Marzo 1570 operò grandi prodigi, confermati e convalidati poi da testimonianze giurate e da processi.                                               

Adesso il calice viene utilizzato per la celebrazione della Santa Messa, una volta l'anno, il martedì dopo Pasqua. Vi sono conservati, inoltre, un "encolpio" bronzeo, una croce pettorale del secolo XI, con le figure del Crocifisso, della Madonna e di vari santi, e un martirologio pergamenaceo del secolo XII.

Quest'ultimo, scritto in caratteri gotici italiani, è stato restaurato a cura del Vaticano, ed in seguito ne è stato trascritto, catalogato e pubblicato il primo volume con le pergamene relative agli anni 937-1199. Il volume è inserito nei Regesta Chartarum Italiae, curati dall'Istituto Storico Italiano per il Medioevo.**

(Da * a** Fonte testo www.prolocoveroli.it)

Chiesa di San Michele Arcangelo  

Salendo ancora per Via Garibaldi, oltrepassato l'Ospedale, si prosegue per Via Aonio Paleario, che si insinua tra le antiche case, ordinate e ben conservate, del quartiere medievale.
Subito a sinistra, si nota la chiesa di San Michele Arcangelo, ricostruita nel XIX secolo, con scalinata e pronao a quattro colonne; all'interno, sull'altare, una tela ovale raffigura San Michele Arcangelo, copia del Reni.
Continuando a salire si arriva alla chiesa di San Leucio.   

Chiesa Madonna degli Angeli e Cona di San Mauro

*La Chiesa della Madonna degli Angeli si trova a circa due chilometri dal centro storico di Veroli in direzione della contrada del Giglio.

L’edifico fu costruito a partire dal XVI secolo ed inglobò una cona medievale, detta “cona di san Mauro”, eretta sul luogo dove era stata ospitata Santa Salome, una delle pie donne del Vangelo, madre degli apostoli San Giovanni l’Evangelista e San Giacomo il Maggiore. Infatti, secondo la tradizione locale, la santa sarebbe giunta a Veroli con San Pietro ed un gruppetto di compagni; nella zona dell’Ondola, presso la casa di Mauro, fu ospitata con Biagio e Demetrio; i tre evangelizzarono la città ma mentre Biagio e Demetrio furono martirizzati in “loco tribunali”.  Salome morì in tarda età e fu sepolta all’Ondola.

La cona fu decorata nel XV secolo con le immagini della santa, dei suoi compagni e di Mauro sulle pareti laterali. Sul fondo della piccola edicola è rappresentata una delicata Madonna del latte, figura che ha sempre avuto grande venerazione soprattutto nella campagna dove le donne, la pregavano in particolar modo quando diventavano madri. Nell’affresco la Madonna col Bambino in trono sono collocati su un pavimento prospettico a mattonelle bianche e nere che li proietta su un bellissimo paesaggio di fondo che sembra descrivere un porto e di cui si apprezzano ancora oggi la delicatezza dei colori e l’accuratezza dei dettagli.

Sulla piccola volta il Padre Eterno Benedicente. Gli affreschi sono attribuiti al pittore Antonio Aquili, meglio noto come Antoniazzo Romano(1461-1510). La cona divenne meta di pellegrinaggio da parte dei Minori Osservanti del convento di San Martino di Veroli che vi si recavano, con gran concorso di popolo, il 2 agosto di ogni anno per ricordare la dedicazione della chiesa di Santa Maria degli Angeli in Assisi.

Per questo quando il vescovo, nel XVI secolo,  decise di costruire una chiesa attorno alla Cona di San Mauro essa fu intitolata alla Madonna degli Angeli. L’edificazione della chiesa si protrasse dal 1548 al 1600 tra varie interruzioni. Tra le opere d’arte successive ricordiamo una Crocifissione del XVII secolo in cui S. Giovanni e la Madonna sono dipinti ai lati di un Crocifisso ligneo.**

Testo: da * a ** Aironeinforma

Prato di Campoli

Nel perimetro del comune di Veroli ricade un’amena località naturalistica, Prato di Campoli. Con i suoi 1143 metri d'altitudine, è anche un importante punto di partenza per escursioni su diverse cime dei Monti Ernici.   

A nord del pianoro troviamo la seconda cima più alta dei Monti Ernici:  Pizzo Deta (2041 m s.l.m.).  Ad ovest altre cime che sfiorano i 2000 metri di quota, tra le quali c'è anche la prima cima più alta dei Monti Ernici: Monte Passeggio (2064 m s.l.m.). A sud troviamo il comune di Veroli, mentre ad est c'è un'estesa faggeta, che separa il pianoro dalla Valle Roveto.

MANIFESTAZIONI 

Fasti Verulani.

Il più importante tra gli eventi culturali che si svolgono nel comune di Veroli sono i Fasti Verulani, festival internazionale del teatro di strada, la cui prima edizione ha avuto luogo nel 1999; nell'ultima settimana di luglio artisti italiani e stranieri, giocolieri, clowns, acrobati, mimi e musicisti, invadono le strade e le piazze del centro storico verulano, offrendo i loro spettacoli ai numerosi turisti.

In estate si svolgono il Festival Lirico di Casamari, che ha luogo nei giardini della celebre abbazia, e la rassegna nazionale di musica popolare Ernica Etnica.  

Testo: Wikipedia

Foto di Enzo Sorci, Gerardo Forti, Antonio Grella, Augusto Cestra Photo, Emilia Trovini, Alberto Bevere, Tonino Bernardelli, Fabrizio Monti, Pietro Scerrato, Maurizio Ciliegi, Ferdinando Potenti, Giacomo Salomone, Rocco Maltesi, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.  

La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di esclusiva proprietà dell'autore.

Ultimo aggiornamento

Giovedi 19 Novembre 2020