Ferentino e le Mura Megalitiche

Ferentino è una città d'arte ricca di testimonianze storiche, culturali e archeologiche. L'Acropoli, con il suo poderoso bastione dell’avancorpo (della prima età Sillana), rimane ancor oggi un capolavoro di ingegneria civile e un'opera d'arte di potente bellezza. In epoca imperiale, Ferentino fu il centro favorito dalla nobiltà romana attirata dal clima, dalle belle ville, dalle sorgenti di acqua e dal teatro di 54 metri di diametro che poteva ospitare fino a 3.000 persone.

Data:
23 Settembre 2020
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Le origini di Ferentino sono antichissime e avvolte nel mito; la leggenda ne attribuisce la fondazione al dio Saturno che, scacciato dall’Olimpo, si insediò in questo territorio fertile, fondando altre città e diffondendo le arti e le tecniche. L’etimologia stessa del nome Ferentinum fornisce una idea quanto mai precisa riguardo la fertilità del luogo e l’ingegnosità delle gente che lo abitava.

Ferentino ha sempre goduto di una posizione geografica eccezionale, sulla sommità di un colle che domina l’ampia vallata del fiume Sacco, crocevia di importanti vie di comunicazione sia nella direttrice Nord-Sud (dal Lazio alla Campania) che Est-Ovest (dal Tirreno all’Adriatico). Per questo motivo è sempre stata al centro dei più importanti fatti della storia, dai tempi antichissimi sino ai nostri giorni: di qui sono passati i grandi eserciti della storia e qui hanno soggiornato molti Papi.

Fra il VI e il IV secolo a.C. Ernici, Volsci e Romani combatterono aspre battaglie per il suo possesso. Roma trovò in Ferentino dapprima una fiera avversaria e in seguito una fedele alleata, dandole anche illustri personaggi, primo fra tutti Aulo Irzio, luogotenente di Giulio Cesare, conquistatore e governatore della Gallia, console romano e scrittore e poi diverse figure di imperatrici.

Proprio al suddetto periodo, è da ascriversi l’edificazione delle possenti mura di cinta megalitiche, onore e vanto della città, che tanto stupore ed ammirazione suscitano ancor oggi per le dimensioni incredibili dei massi, la tecnica sopraffina di costruzione e l’armonia delle forme. Celeberrima in tal senso è la descrizione che ne fece Marianna Candidi Dionigi nella sua famosa opera “Viaggi in alcune città de Lazio che diconsi fondate da dio Saturno” pubblicata nel 1809 e corredata anche da piantine ed illustrazioni pittoriche.

Gli oltre 2500 metri di cerchia muraria esterna, in buona parte ancora conservati, l’Acropoli con il poderoso bastione dell’avancorpo, i possenti ieroni a difesa delle 12 porte di ingresso, tra cui le celeberrime porta Sangunaria, Porta Casamari e Porta Pentagonale, gli stupendi tratti di mura poligonali, l’affascinante percorso sotterraneo di Grotta Para, completamente architravato con grandi pietre ciclopiche, rendono Ferentino un luogo unico al mondo, che ha affascinato da sempre studiosi e viaggiatori.

Ma oltre alle mura e alle porte molte altre sono le testimonianze ancor oggi conservate dello splendore antico: il Mercato Coperto e il Teatro Romano, il Testamento di Aulo Quintilio Prisco, inciso nella viva roccia, i resti dell’acquedotto e del basolato stradale (per Ferentino transitava l’importante via Latina), le tracce delle antiche terme, le numerose epigrafi.

Ed anche nel periodo medievale Ferentino fu protagonista. Subito evangelizzata (pare già ad opera di S.Pietro) divenne ben presto sede di diocesi e si arricchì di luoghi di culto che sono anche straordinarie testimonianze d’arte: la Cattedrale dedicata ai santi martiri Giovanni e Paolo, edificata sui resti di un antico tempio pagano e di una precedente chiesa cristiana, risale al 1108, e dello stesso periodo è anche l’abbazia gotico cistercense di Santa Maria Maggiore; entrambe sono classificate come monumento nazionale.

Degni di nota sono anche il monastero di S. Antonio Abate fondato da Celestino V, del quale ne ospitò per diversi anni le spoglie prima che fossero traslate nella vicina chiesa di Sant'Agata, dalla quale poi gli abitanti di L’Aquila le trafugarono per trasportarle nell’abbazia di Collemaggio. A Ferentino resta ancora il cuore di Celestino, custodito presso il monastero delle suore Clarisse. E in onore del Santo, compatrono della città, si celebra ogni anno il tradizionale Palio o giostra dell’anello.

Altre tradizioni che si conservano vive nei secoli sono la processione in onore del Patrono S. Ambrogio  (centurione romano martirizzato nel 304 dopo essersi convertito alla fede cristiana) e l’infiorata per il Corpus Domini che si snodano entrambe lungo tutte le vie della città antica.

Per oltre 300 anni, dal 1198 al 1557, Ferentino è stato il capoluogo delle provincie di Campagna e Marittima (ovvero di tutto il Lazio meridionale) grazie al papa Innocenzo III che ne fece la sua sede privilegiata. E un altro ospite illustre che sin da bambino più volte soggiornò a Ferentino fu Federico II, Stupor Mundi che, ironia della sorte, subì la propria definitiva sconfitta proprio ad opera di un condottiero ferentinate, Gregorio da Montelongo, legato pontificio, nella battaglia di Parma del 1309.  Molti ordini religiosi si stabilirono a Ferentino nel corso di quegli anni, fondando chiese e monasteri; fra i più attivi: i Benedettini, i Cistercensi, i Francescani, le Clarisse, e i Cavalieri Gaudenti.

Ferentino fu uno dei primi liberi comuni italiani, dotato già a partire dal XII sec. di un suo proprio statuto. Negli anni successivi Ferentino conobbe i fasti dell’Umanesimo, di cui ebbe illustre protagonista Martino Filetico, l’assedio e la distruzione da parte delle truppe spagnole guidate dal duca d’Alba (1556), le lotte fra Sanfedisti e Giacobini (1798-1802), il passaggio di Garibaldi, e, da ultimo, le vicende della seconda guerra mondiale. Nel 1944 l’anno fu oggetto di pesanti bombardamenti e fu anche centro di accoglienza per gli sfollati dal fronte di Cassino e per le cui sofferenze la città è stata decorata con Medaglia d’Oro al Valor Civile .

Nel corso degli anni ’60 e ’70 il suo territorio è stato oggetto di una grande industrializzazione che ha convertito l’economia del luogo precedentemente fondata sull’agricoltura e sull’artigianato; negli ultimi due decenni è stata attuata anche una trasformazione urbanistica che ha visto l’edificazione di nuovi quartieri.

Fanno parte del territorio di Ferentino l’oasi protetta del lago di Canterno e l’antico Borgo di Porciano. La popolazione raggiunge circa 23.000 abitanti. Ferentino è apprezzata stazione termale e luogo privilegiato per degustazioni di prodotti tipici e soggiorni per il ristoro del corpo e della mente.
Per dirla con il poeta Orazio: “Se ti è grata la quiete … ti consiglierei di andare a Ferentino ... infatti non solo ai ricchi è dato di godere …."

L'Acropoli

L'Acropoli si presenta come una vasta area di forma quadrilatera (140 x 95 metri), le cui pendici sono fortificate e regolarizzate da una possente opera muraria, costruita secondo due tecniche diverse: il basamento è in grandi blocchi di calcare e i muri direttamente sovrastanti sono in travertino.

Su di essa sorgono la Cattedrale dei Santi Giovanni e Paolo, il Vescovado con annesso orto e il seminario.

La compresenza di due tecniche costruttive ha posto agli studiosi di archeologia il problema della datazione delle mura che cingono l’Acropoli, che vengono considerate come risalenti a due epoche diverse:

  • la parte inferiore, in massi di calcare, molto antica (pelasgica, poligonale); 
  • di età sillana la parte superiore in blocchi squadrati di travertino, oppure riferibili ad un’unica epoca costruttiva, posta tra il II e il I secolo a. C. 

Porta Sanguinaria

È la porta più importante della città e quella meglio conservata. Si trova a sud della città e guarda verso est. In origine aveva un architrave sostituito al tempo dei Romani da un arco a tutto sesto, costituito da tredici conci radiali. Probabilmente detto architrave fu cambiato con un arco a tutto sesto nel periodo sillano, quando vennero attuate altre opere di difesa sull’Acropoli.

Le mura laterali mostrano i segni di tre differenti epoche: preromana, romana e medievale. Nella parte inferiore le poligonali attestano l’età preromana – IV secolo a. C; sopra l’arco l’opera quadrata di travertino con due vuoti lasciati forse appositamente per alleggerire il peso dell’arco stesso, denota la romana – II sec. a.C. Su questa zona di travertino, il muro continua divenendo costruzione incerta denotando l’ambito cronologico medievale. Nel muro di età medievale sono visibili fori rettangolari disposti a distanze regolari: forse sono gli appoggi per le incastellature lignee, posto di guardia o offesa (caditoie), che nelle fortificazioni medievali erano innestate sulla parete esterna del muro a difesa degli ingressi. La finestra aperta nel muro, quindi, potrebbe giustificarsi come passaggio dal ballatoio interno a quello esterno. Nel nome ci sarebbe l’eco di cruente battaglie, avvenute nei pressi della porta o il ricordo del percorso dei condannati a morte, che dalla porta uscivano per essere giustiziati nella sottostante Aia del Monticchio.

Testo: Comune di ferentino

Porta Casamari

Sembra che la realizzazione di questa porta si debba far risalire al tempo di Silla (II-I sec. a.C.), quando furono fatte altre opere di difesa sull'Acropoli e di abbellimento della città. Il nome di Porta Casamari (in quanto conduce verso l’Abbazia di Casamari), insieme a quello dell'omonima via, sostituì quello di Porta Maggiore certamente in occasione della venuta a Ferentino dei Cistercensi di Casamari e della costruzione, da parte dei medesimi, di una Grangia e della vicina chiesa di Santa Maria Maggiore.

Essa è la tipica porta di difesa romana, come porta Sanguinaria, in quanto non presenta traccia di ornamentazione e di decorazione, come si nota nelle altre due porte: Montana e Sant’Agata che, sorte anch'esse con intento difensivo, furono trasformate, in seguito, e arricchite dal sistema a bugnato. La porta è costruita in opera quadrata con due archi a tutto sesto in conci radiali disposti a doppia ghiera che s’innestano perpendicolarmente al muro di cinta secondo il sistema difensivo delle omeriche Porte Scee o Sinistre. Le porte sinistre facilitavano la difesa della città da parte dei militi arroccati sulle mura che costeggiavano la strada di accesso alla porta: i difensori potevano, in questo modo, ostacolare efficacemente la salita degli assalitori che offrivano il braccio destro, privo della difesa dello scudo. Detta porta, essendo costituita da due fornici paralleli, assicurava una successiva possibilità di difesa in caso di sfondamento della porta esterna. La porta si presenta a due fornici contrapposti con apertura di m. 4.20, a doppio ordine di conci rettangolari e alla distanza tra di loro di m. 6.40, legati a due muri distanti m. 6.60. L'arco esterno ha lo spessore di m. 1.70; quello interno, di m. l.10.

Il Mercato romano coperto

Edificio risalente all'epoca sillana (II - I secolo a.C.) è pavimentato in opus incertum ed è contemporaneo al rinnovamento dell'Acropoli: il suo piano, infatti, è 12 metri più basso della spianata e l'edificio risulta inserito nel tessuto murario dell'Acropoli.  L'arcone di ingresso, che si apre su una parete in opus quadratum, dà luce a tutto l'ambiente ed è alto circa 8 metri: è costruito in conci radiali di calcare disposti in modo da formare una strombatura accentuata verso est che consente alla luce solare di penetrare fin dalle prime ore del mattino illuminandolo nella zona più interna.  L'aula è lunga 24 metri, con cinque botteghe coperte con volte a botte. Questo mercato può configurarsi come il prototipo dello schema che sarà tipico di questo genere di costruzioni. Essendo perfettamente conservato, è tutt'oggi visitabile.

Resti del Teatro Romano risalente al I secolo d.C. :  è uno dei casi rari in Italia di teatro romano al centro di una città. Attualmente il luogo non è visitabile all’interno, anche se si possono ammirare le murature esterne, e versa in un precario stato di conservazione.

I resti di questo teatro risalgano all’epoca imperiale – traianea o adrianea – e seguono il declivio naturale della collina, raggiungendo i 12 metri di altezza e un diametro di 54 metri. Le strutture sono in parte a cielo aperto e in parte inglobate nelle abitazioni private che sono sorte sulle gradinate. Dai resti del teatro si possono desumere ben tre maniere costruttive: con laterizio, a pietrame e mista. Proprio l’uso del laterizio permette di datare la struttura al II secolo d.C. Il Teatro ha valore sia come unico edificio teatrale romano nella zona degli Ernici, sia come testimonianza dell’importanza che la città aveva in epoca imperiale, dimostrata anche dalle grandi Terme di Flavia Domitilla. Il Comune di Ferentino ha già pronto un piano di restauro ed è ora in cerca di finanziamenti per permettere la riapertura al pubblico del teatro. Intanto ha iniziato, negli ultimi mesi del 2016, una serie di lavori di recupero della scena che giace sotto due palazzine di epoca medievale. Questo luogo è l'unico esempio di teatro romano nell’area della Ciociaria
(Testo: I luoghi del cuore FAI)

Chiesa di S.S. Giovanni e Paolo

La basilica Cattedrale è sita sulla sommità dell’acropoli, fu consacrata nel 1108.  Gli interni sono arricchiti dai mosaici dei maestri Cosmati romani del 1200 e da ammirare sono sicuramente il Ciborio del sec. XIII, opera del maestro romano Drudus de Trivio, la colonna tortile del cero pasquale, attribuita al Vassalletto e un quadro della Madonna del Parto, opera attribuita al pittore fiorentino del ‘600, Carlo Dolci.

L’interno è a tre navate terminanti ciascuna con un'abside; le tre arcate sono sostenute da pilastri alternati a colonne di granito dei IV secoli D.C. Il tempio è dedicato ai giovani romani Giovanni e Paolo, martiri nel Il secolo d. C. La chiesa fu fondata da papa Pasquale I. Nel IX secolo subì devastazioni da parte dei Goti e dei longobardi. Fu riedificata e consacrata Cattedrale sotto il pontificato di Pasquale Il nel 1108 ad opera del vescovo Agostino, che per l'occasione vi si trasferì da Santa Maria Maggiore.

La Torre campanaria è posta dietro le absidi staccata dalla chiesa. Il suo primo splendore risale all'800, come dimostrato dalla presenza di numerosi elementi architettonici longobardi e carolingi, provenienti dai plutei e da altri monumenti. All'inizio del 1200 la famiglia dei Cosmati tornò ancora nella Cattedrale per le necessarie modifiche e abbellimenti richiesti da papa Innocenzo III. Gli affreschi e le decorazioni murarie che impreziosiscono le pareti sono dei Cisterna.

La statua equestre di Sant'Ambrogio, tutta in argento lavorato è opera dell'orafo romano Fantino Taglietti, che la eseguì nel XVII secolo. Due busti argentei dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, del XVI secolo, attribuiti alla scuola di Benvenuto Cellini.

Testo: (www.ferentino.org/monumenti/chiese/duomo)


Abbazia di S. Maria Maggiore

Splendido esempio di stile gotico-cistercense, è la prima cattedrale di Ferentino. Qui la presenza di una costruzione adibita al culto risale a epoca paleocristiana: la primitiva chiesa, dedicata alla S.S. Trinità, ha conosciuto una seconda fase costruttiva per opera dei monaci cistercensi nel corso del secolo XIII. è in stile gotico-cistercense, costruita dai monaci seguaci di San Bernardo che nel medioevo diedero una svolta clamorosa a tutta l'architettura religiosa, improntata agli ideali della regola benedettina.

E' sicuramente il più caratteristico ed elegante monumento medioevale della città. Presso questa chiesa si fermò due volte papa Eugenio III, appartenente all'Ordine dei Cistercensi, nel 1149 e nel 1151, consacrandovi molti vescovi e arcivescovi. Anche Alessandro III consacrò vescovo della città il cistercense Rodolfo e sembra che sia stato proprio il vescovo Rodolfo, già abate di Casamari, a dare inizio ai lavori di costruzione della nuova chiesa, quasi sicuramente annessa a un monastero, tramite un chiostro (nell'attuale area occupata dall'Ospedale Civico). Fino a tutto il XIII secolo rimasero nella chiesa i Cistercensi, mentre nel XIV vi s’insediarono i Benedettini, il cui abate veniva nominato dai superiori dell'abbazia di Montecassino.

La pianta della chiesa presenta le caratteristiche stilistiche della basilica romana: rettangolare a tre navate. I muri della chiesa sono in travertino ferentinate, perfettamente intagliato e scalpellato. Al centro della facciata un grande rosone con dodici raggi, simbolo dei dodici Apostoli, a suo volta sormontato da un bassorilievo in marmo dei Redentore; ai lati, sopra le due porte laterali, due piccoli rosoni a quadrifoglio danno luce all'interno. Anche la facciata posteriore della chiesa è abbellita da un altro grande rosone e da una grande finestra a bifora che illumina la grande abside. All’interno della chiesa le tre navate sono caratterizzate da altissime arcate in puro stile gotico cistercense, mentre il presbiterio presenta quattro altissime colonne a fascio, di bella armoniosità, con capitani tutti diversi tra loro i quali sorreggono la volta su cui poggia la torre a lanterna.

Testo:  (www.st-mariamaggiore.org)

Monastero di S. Antonio Abate

In stile romanico, fu fondato da papa Celestino V e ne accolse le spoglie fino al 1327, divenendo così meta di pellegrinaggi. La chiesa fu retta dall’Ordine dei Celestini dal XIII al XVII secolo; in seguito, per penuria di monaci, fu aggregata alla chiesa di Sant’Eusebio a Roma di cui divenne grangia. L’esterno si presenta costituito da una facciata a capanna con portale architravato sormontato da una mera lunetta, una finestra circolare e semplice campanile. È perfettamente visibile il carattere povero dell’architettura, frutto di ristrettezze economiche della committenza: è riscontrabile anche un influsso dell’architettura mendicante ed un recupero della tipologia strutturale cistercense. Vi fu sepolto l’umanista Martino Filetico.

La pala d’altare è opera del Giorgini e datata 1829: raffigura la Vergine con Bambino, Sant’Antonio Abate, San Giovanni Battista e Papa Celestino V. Al centro del corpo del monastero vi è un chiostro, intorno al quale si dispongono le camere dei monaci.

Testo:  (www.ferentino.org/monumenti/chiese/sant-antonio-abate)


Chiesa di Sant’Agata 

E' stata in gran parte distrutta dai bombardamenti del 1944, ma conserva il campanile romanico del XIII secolo e la cripta. Al suo interno espone un Crocefisso ligneo seicentesco di grande valore artistico e spirituale, opera del frate laico Vincenzo Maria Pietrosanti da Bassiano. Attualmente la chiesa è tenuta dai servi della Carità di San Luigi Guanella. Chiesa parrocchiale dedicata alla martire siciliana Agata, le sue origini risalgono al XII sec. come testimonia il campanile salvatosi dai bombardamenti dell'ultima guerra. In essa furono custodite per lungo tempo le reliquie del martire Sant'Ambrogio. Ospitò per un breve tempo anche le reliquie di San Celestino V prima che fossero trafugate e portate a L'Aquila.

Testo: (www.parrocchiasantagata.com)


Chiesa di Santa Lucia

Sicuramente la chiesa più antica, VI sec., collocata sopra l’Oratorio di S. Biagio, nel contesto delle strutture termali dell’antico Mitreo di Flavia Domitilla, moglie di Vespasiano e madre di Tito e Domiziano.  I suoi elementi architettonici interni ed esterni di arte romanica la fanno classificare secondo tra le chiese cittadine in ordine di tempo, dopo la Cattedrale (sec. IX-X). Consta di una navata principale con abside terminale, coronata da archetti rotondi, e di una secondaria laterale destra. Interessanti elementi ornamentali e resti di capitelli connessi a una parete ci danno un'idea abbastanza esatta di tutta quella che fu l'intonazione della chiesa primitiva.

La chiesa si divide in due parti. Quella inferiore, la Cripta, dedicata al vescovo e martire armeno San Biagio, era il luogo dove agli albori dei Cristianesimo i fedeli ferentinati si riunivano in preghiera; due colonne circolari disadorne, sormontate da semplici capitelli quadrangolari, sostengono le piccole volte a crociera. Nella cripta ci sono i resti della statua di San Biagio e un affresco raffigurante Sant'Ambrogio.

Quella superiore, dedicata a Santa Lucia, martire siracusana, è formata da una navata principale con abside ben visibile nella parte esterna, perché coperta da un tettuccio a coppi e coronata da archetti decorativi. Un'altra navata secondaria, a destra della principale, fu aggiunta in un secondo momento; ha grandi pilastri di sostegno sormontati da ampie arcate a tutto sesto. 

Testo: (www.ferentino.org/monumenti/chiese/santa-lucia)


Convento delle Clarisse

Nel secolo XIII le Clarisse si insediarono in Ferentino nei pressi di Porta S. Francesco. Il monastero delle Clarisse nel secolo XVIII venne ricostruito con progetto dell'architetto Giovan Battista Nolli sull'angolo sud-occidentale del terrazzamento dell' Acropoli. Fu il vescovo Fabrizio Borgia (1729-1754) a promuovere la costruzione, che venne conclusa sotto l'episcopato di Pietro Paolo Tosi (1754-1798), che il 12 ottobre 1760 consacrò la nuova chiesa del Monastero, intitolata come la precedente a S. Chiara. La piccola chiesa conserva il cuore di papa Celestino V. Un piccolo frammento della reliquia venne donato dalle suore al pontefice Pio IX in occasione della sua visita nel 1863.

Testo: (www.ferentino.org/monumenti/chiese/santa-chiara)


Chiesa di S. Francesco

Splendido esempio di epoca romanica. Originariamente dedicata a San Sebastiano, nel 1256 fu ceduta ai Frati Minori Francescani, che dovettero ricostruirla ad eccezione del campanile. L’interno presenta una sola navata coperta in parte a volta e in parte a capriate. Dell’antica costruzione rimane la facciata con lo stupendo rosone a 12 raggi, decorato da colonne tortili e lisce e la Torre campanaria a più ordini.

Testo: (www.ferentino.org/monumenti/chiese/san-francesco)

Il Lago di Canterno  

E' un lago di origine carsica che si trova nel cuore dei Monti Ernici e lambisce i comuni di Ferentino, Fiuggi, Fumone e Trivigliano.

Il lago originariamente si riempiva quando l'inghiottitoio Pertuso, attraverso il quale le acque defluivano nel terreno, era ostruito da detriti; la crescente pressione dell'acqua provocava quindi la riapertura dell'inghiottitoio e il lago tornava a svuotarsi. Per tale motivo veniva definito da molti il 'lago fantasma', a causa dei suoi repentini mutamenti. La sua formazione è fatta risalire ai primi anni dell'Ottocento, quando vennero inondati i campi coltivati presenti nel luogo. La sua instabilità portava a dei periodi di piena e periodi di secca, parziale o completa. Nel 1943 a seguito di una perlustrazione del Pertuso si scoprì il collegamento con una grotta sotterranea, una cavità carsica dove confluiva l'acqua nei periodi di secca. Tale ciclo naturale è stato interrotto con la chiusura artificiale dell'inghiottitoio per la produzione di energia elettrica.  Ad oggi si registrano, a causa del fenomeno carsico, piccoli mutamenti nel livello delle acque che è possibile rilevare osservando l'alberello solitario. Quest'ultimo si trova a circa quaranta metri dalla costa, nei periodi di piena è sommerso dall'acqua, mentre è completamente visibile quando c'è siccità.  Il lago non è balneabile e il livello delle acque dipende molto dalla piovosità del periodo. La sua profondità è compresa tra i 13 e i 25 metri ed ha una forma allungata. La flora e la fauna del luogo sono molto ricche e varie.

Per quanto riguarda la fauna sono presenti l'airone cenerino, l'airone bianco, la gallinella d'acqua, il germano reale e molti altri tra gli acquatici. Tra i rapaci il gufo, l'allocco, la poiana, il falco pecchiaiolo ecc., mentre per i mammiferi sono presenti in abbondanza la volpo, la faina, lo scoiattolo, l'istrice, la lepre, il riccio, il cinghiale ed innumerevoli roditori ed insettivori.

Le terme di Pompeo

Appena fuori l’abitato di Ferentino, lungo il tracciato della via consolare Casilina in direzione di Frosinone, si trovano le Terme di Pompeo.  La rinomanza delle Terme di Pompeo sin dall’epoca romana è testimoniata dal cosiddetto “manoscritto del Cialino” che attribuisce la costruzione delle prime terme a Ferentino a Flavia Domitilla, nipote dell’imperatore Vespasiano.

Lo stabilimento termale vero e proprio invece, risalente al 1854, deve il proprio nome non al famoso politico e condottiero romano Pompeo Magno ma al lungimirante imprenditore Ambrogio Pompeo che fa realizzare l’edificio e stipula con il Papa un contratto per il bagno termale dell’esercito pontificio. Le acque termali di Ferentino sono classificate come sulfureo-bicarbonato-calciche, e sono efficaci nella cura e nella prevenzione di patologie dell’apparato otorino-laringoiatrico, circolatorio, dermatologico, respiratorio e genitale.

Si tratta di acque acidule che sgorgano alla temperatura costante di 18° e si possono bere direttamente alla sorgente per il loro effetto rinfrescante e di incremento della diuresi. Bagni e fanghi termali sono i trattamenti più importanti a Ferentino, a cui si abbinano idromassaggi con ozono e massoterapia. In evidenza anche le cure per le vie respiratorie come aerosol sonico e inalazioni caldo-umide a getto di vapore.

Le Terme di Pompeo propongono anche trattamenti di riabilitazione termale con attività che potenziano l'efficacia terapeutica delle acque, come rieducazione tubarica, ginnastica respiratoria e rieducazione foniatrica.

Testo: Wikipedia

Foto di Pietro Scerrato, Ferdinando Potenti, Carlo Pascucci, Maurizio Ciliegi,  Emilia Trovini, Enzo Sorci, Stefano Strani, Luigi Strano, Alberto Bevere, Stefano Di Stefano, Massimo Palozza che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.   

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Ultimo aggiornamento

Mercoledi 12 Maggio 2021